“I reati e gli illeciti amministrativi rilevanti ai sensi del D.Lgs. 231/2001"

 
INDICE
 
 
a.       REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. 
b.       REATI INFORMATICI E TRATTAMENTO ILLECITO DI DATI 
c.       REATI DI CRIMINALITÀ ORGANIZZATA.. 
d.       REATI DI FALSITÀ IN MONETE, IN CARTE DI PUBBLICO CREDITO, IN VALORI DI BOLLO E IN STRUMENTI O SEGNI DI RICONOSCIMENTO.. 
e.        REATI CONTRO L'INDUSTRIA E IL COMMERCIO.. 
f.        REATI SOCIETARI
g.       REATI COMMESSI CON FINALITÀ DI TERRORISMO O DI EVERSIONE DELL'ORDINE DEMOCRATICO.. 
h.       REATI DI MUTILAZIONE DEGLI ORGANI GENITALI FEMMINILI 
i.         REATI CONTRO LA PERSONALITÀ INDIVIDUALE. 
j.        REATI ED ILLECITI AMMINISTRATIVI DI ABUSO DI MERCATO.. 
k.       REATI DI OMICIDIO COLPOSO E LESIONI COLPOSE GRAVI O GRAVISSIME COMMESSI CON VIOLAZIONE DELLE NORME SULLA TUTELA DELLA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO.. 
l.        REATI DI RICETTAZIONE, RICICLAGGIO E IMPIEGO DI DENARO, BENI O UTILITÀ DI PROVENIENZA ILLECITA, NONCHE’ AUTORICICLAGGIO.. 
m.      REATI IN MATERIA DI VIOLAZIONE DEL DIRITTO D'AUTORE. 
n.       INDUZIONE A NON RENDERE DICHIARAZIONI O A RENDERE DICHIARAZIONI MENDACI ALL’AUTORITÀ GIUDIZIARIA.. 
o.       REATI AMBIENTALI 
p.       REATI TRANSNAZIONALI 
q.       IMPIEGO DI CITTADINI DI PAESI TERZI IL CUI SOGGIORNO E’ IRREGOLARE. 
r.       RAZZISMO E XENOFOBIA.. 
 

Si fornisce di seguito una descrizione dei reati e degli illeciti amministrativi la cui commissione determina, al ricorrere dei presupposti previsti dal D.Lgs. 231/2001, l’insorgenza della responsabilità amministrativa dell’Ente ai sensi e per gli effetti della citata normativa.

a.REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

[artt. 24 e 25 D.Lgs. 231/2001]
 
LA NORMA DI
RIFERIMENTO
(del D.Lgs. 231/2001 o di altri corpi normativi)
IL REATO
(O L’ ILLECITO AMMINISTRATIVO)
E LE RELATIVE SANZIONI
LA FATTISPECIE DI REATO
(O DI ILLECITO AMMINISTRATIVO)
Art. 24 D.Lgs. 231/2001 Malversazione a danno dello Stato
(Art. 316-bis c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote;
  • nei casi di rilevante profitto o danni di particolare gravità da 200 a 600 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
Art. 316-bis c.p. - “Malversazione a danno dello Stato”.
“Chiunque, estraneo alla pubblica Amministrazione, avendo ottenuto dallo Stato o da altro ente pubblico o dalle Comunità europee contributi, sovvenzioni o finanziamenti destinati a favorire iniziative dirette alla realizzazione di opere od allo svolgimento di attività di pubblico interesse, non li destina alle predette finalità, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni”.
 
Art. 24 D.Lgs. 231/2001 Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche
(Art. 640-bis c.p.)
 
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote;
  • nei casi di rilevante profitto o danni di particolare gravità da 200 a 600 quote.
 
Sanzioni interdittiva:
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusone da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
Art. 640-bis c.p. - “Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche”.
“La pena è della reclusione da uno a sei anni e si procede d'ufficio se il fatto di cui all'articolo 640 riguarda contributi, finanziamenti, mutui agevolati ovvero altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità europee”.
 
 
 
Art. 24 D.Lgs. 231/2001 Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato
(Art. 316-ter c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote;
  • nei casi di rilevante profitto o danni di particolare gravità da 200 a 600 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
Art. 316-ter c.p. - “Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato”.
“Salvo che il fatto costituisca il reato previsto dall'articolo 640-bis, chiunque mediante l'utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l'omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per sé o per altri, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Quando la somma indebitamente percepita è pari o inferiore è pari o inferiore a euro 3.999,96 si applica soltanto la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro da euro 5.164 a euro 25.822. Tale sanzione non può comunque superare il triplo del beneficio conseguito”.
Art. 24 D.Lgs. 231/2001 Truffa
(Art. 640, comma 2, n.1 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote;
  • nei casi di rilevante profitto o danni di particolare gravità da 200 a 600 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
Art. 640 c.p. - “Truffa”.
“Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa con la multa da euro 51 a euro 1.032.
 La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 309 a euro 1.549:
1) se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare;

[2) se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l'erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell'Autorità;
2 bis) se il fatto è commesso in presenza della circostanza di cui all’articolo 61, numero 5).
Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un'altra circostanza aggravante]”.
Art. 24 D.Lgs. 231/2001 Frode informatica
(Art. 640-ter c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote;
  • nei casi di rilevante profitto o danni di particolare gravità da 200 a 600 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
Art. 640-ter c.p. - “Frode informatica”.
“Chiunque, alterando in qualsiasi modo il funzionamento di un sistema informatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico o ad esso pertinenti, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032.
La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 309 a euro 1.549 se ricorre una delle circostanze previste dal numero 1 del secondo comma dell'articolo 640, ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema.
 
La pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 600 a euro 3.000 se il fatto è commesso con furto o indebito utilizzo dell'identità digitale in danno di uno o più soggetti.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa salvo che ricorra taluna delle circostanze di cui al secondo e terzo comma o un'altra circostanza aggravante.
Art. 25 D.Lgs. 231/2001 Concussione
(Art. 317 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 300 a 800 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusone da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da uno a due anni.
Art 317 c.p. - “Concussione”.
“Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità è punito con la reclusione da sei a dodici anni”.
Art. 25 D.Lgs. 231/2001 Corruzione per l’esercizio della funzione
(Art. 318 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 200 quote.
 
Art. 318 c.p. - “Corruzione per l’esercizio della funzione”.
“Il pubblico ufficiale, che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sè o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa è punito con la reclusione da uno a sei anni.”.
Art. 25 D.Lgs. 231/2001 Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio
(Art. 319 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 200 a 600 quote;
  • da 300 a 800 quote per le ipotesi aggravate ai sensi dell’art. 319-bis
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da uno a due anni.
Art. 319 c.p. - “Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio”.
“Il pubblico ufficiale che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri d’ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da sei a dieci anni”.
 
Art. 319-bis c.p. - “Circostanze aggravanti”.
“La pena è aumentata se il fatto di cui all’articolo 319 ha per oggetto il conferimento di pubblici impieghi o stipendi o pensioni o la stipulazione di contratti nei quali sia interessata l’amministrazione alla quale il pubblico ufficiale appartiene
Art. 25 D.Lgs. 231/2001 Corruzione in atti giudiziari
(Art. 319-ter c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 200 a 600 quote per il comma 1;
  • da 300 a 800 quote per il comma 2.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da uno a due anni per tutte le ipotesi descritte nella norma.
Art. 319-ter c.p. - “Corruzione in atti giudiziari”.
“Se i fatti indicati negli articoli 318 e 319 sono commessi per favorire o danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo, si applica la pena della reclusione da sei a dodici anni.
Se dal fatto deriva l’ingiusta condanna di taluno alla reclusione non superiore a cinque anni, la pena è della reclusione da sei a quattordici anni; se deriva l’ingiusta condanna alla reclusione superiore a cinque anni o all’ergastolo, la pena è della reclusione da otto a venti anni”.
 
Art. 25 D.Lgs. 231/2001 Induzione indebita a dare o promettere utilità
(Art. 319-quater c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 300 a 800 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da uno a due anni per tutte le ipotesi descritte nella norma.
Art. 319-quater c.p. - “Induzione indebita a dare o promettere utilità”.
“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità è punito con la reclusione da sei a dieci anni.
Nei casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità è punito con la reclusione fino a tre anni”.
 
Art. 25 D.Lgs. 231/2001 Corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio
(Art. 320 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
- vedi sanzioni previste per gli articoli richiamati nella fattispecie in esame
Art. 320 – “Corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio”
Le disposizioni degli articoli 318 e 319 si applicano anche all'incaricato di un pubblico servizio.
In ogni caso, le pene sono ridotte in misura non superiore a un terzo”.
 
Art. 25 D.Lgs. 231/2001 Pene per il corruttore
(Art. 321 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
- vedi sanzioni previste per gli articoli richiamati nella fattispecie in esame
 
Sanzione interdittiva:
- vedi sanzioni previste per gli articoli richiamati nella fattispecie in esame
Art. 321 c.p. – “Pene per il corruttore”
“Le pene stabilite nel primo comma dell'articolo 318, nell'articolo 319, nell'articolo 319-bis, nell'art. 319-ter, e nell'articolo 320 in relazione alle suddette ipotesi degli articoli 318 e 319, si applicano anche a chi dà o promette al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio il denaro od altra utilità”.
 
Art. 25 D.Lgs. 231/2001 Istigazione alla corruzione
(Art. 322 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 200 quote per commi 1 e 3;
  • da 200 a 600 quote per i commi 2 e 4.
 
Sanzione interdittiva solo per i commi 2 e 4:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da uno a due anni.
Art. 322 c.p. - “Istigazione alla corruzione”.
“Chiunque offre o promette denaro o altra utilità non dovuti ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, soggiace, qualora l’offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma dell’art. 318, ridotta di un terzo.
Se l’offerta o la promessa è fatta per indurre un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio ad omettere o a ritardare un atto del suo ufficio, ovvero a fare un atto contrario ai suoi doveri, il colpevole soggiace, qualora l’offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma dell’art. 319, ridotta di un terzo.
La pena di cui al primo comma si applica al pubblico ufficiale o all’incaricato di un pubblico servizio che sollecita una promessa o dazione di denaro o altra utilità per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri.
La pena di cui al secondo comma si applica al pubblico ufficiale o all’incaricato di un pubblico servizio che sollecita una promessa o dazione di denaro o altra utilità da parte di un privato per le finalità indicate nell’art. 319”.
 
Art. 25 D.Lgs. 231/2001 Peculato, concussione, induzione indebita dare o promettere utilità, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi delle Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri
(Art. 322-bis c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
vedi sanzioni previste per gli articoli richiamati nella fattispecie in esame
 
Articolo 322-bis c.p. – “Peculato, concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi delle Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri”
Le disposizioni degli articoli 314, 316, da 317 a 320 e 322, terzo e quarto comma, si applicano anche:
1) ai membri della Commissione delle Comunità europee, del Parlamento europeo, della Corte di Giustizia e della Corte dei conti delle Comunità europee;
2) ai funzionari e agli agenti assunti per contratto a norma dello statuto dei funzionari delle Comunità europee o del regime applicabile agli agenti delle Comunità europee;
3) alle persone comandate dagli Stati membri o da qualsiasi ente pubblico o privato presso le Comunità europee, che esercitino funzioni corrispondenti a quelle dei funzionari o agenti delle Comunità europee;
4) ai membri e agli addetti a enti costituiti sulla base dei Trattati che istituiscono le Comunità europee;
5) a coloro che, nell’ambito di altri Stati membri dell’Unione europea, svolgono funzioni o attività corrispondenti a quelle dei pubblici ufficiali e degli incaricati di un pubblico servizio.
5-bis) ai giudici, al procuratore, ai procuratori aggiunti, ai funzionari e agli agenti della Corte penale internazionale, alle persone comandate dagli Stati parte del Trattato istitutivo della Corte penale internazionale le quali esercitino funzioni corrispondenti a quelle dei funzionari o agenti della Corte stessa, ai membri ed agli addetti a enti costituiti sulla base del Trattato istitutivo della Corte penale internazionale.
Le disposizioni degli articoli 319-quater, secondo comma, 321 e 322, primo e secondo comma, si applicano anche se il denaro o altra utilità è dato, offerto o promesso:
1) alle persone indicate nel primo comma del presente articolo;
2) a persone che esercitano funzioni o attività corrispondenti a quelle dei pubblici ufficiali e degli incaricati di un pubblico servizio nell’ambito di altri Stati esteri o organizzazioni pubbliche internazionali, qualora il fatto sia commesso per procurare a sé o ad altri un indebito vantaggio in operazioni economiche internazionali ovvero al fine di ottenere o di mantenere un'attività economica o finanziaria.
Le persone indicate nel primo comma sono assimilate ai pubblici ufficiali, qualora esercitino funzioni corrispondenti, e agli incaricati di un pubblico servizio negli altri casi”.
 
 
 

b.REATI INFORMATICI E TRATTAMENTO ILLECITO DI DATI

[art. 24-bis D.Lgs. 231/2001]
NORMA DI
RIFERIMENTO
(del D.Lgs. 231/2001 o di altri corpi normativi)
IL REATO
(O L’ ILLECITO AMMINISTRATIVO)
E LE RELATIVE SANZIONI
LA FATTISPECIE DI REATO
(O DI ILLECITO AMMINISTRATIVO)
Art. 24-bis D.Lgs. 231/2001 Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico
(Art. 615-ter c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
 
 
 
Art. 615-ter c.p. - “Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico”.
Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni.
La pena è della reclusione da uno a cinque anni:
1) se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato, o con abuso della qualità di operatore del sistema;
2) se il colpevole per commettere il fatto usa violenza sulle cose o alle persone, ovvero se è palesemente armato;
3) se dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento del sistema o l'interruzione totale o parziale del suo funzionamento, ovvero la distruzione o il danneggiamento dei dati, delle informazioni o dei programmi in esso contenuti.
Qualora i fatti di cui ai commi primo e secondo riguardino sistemi informatici o telematici di interesse militar o relativi all'ordine pubblico o alla sicurezza pubblica o alla sanità o alla protezione civile o comunque di interesse pubblico, la pena è, rispettivamente, della reclusione da uno a cinque anni e da tre a otto anni.
Nel caso previsto dal primo comma il delitto è punibile a querela della persona offesa; negli altri casi si procede d'ufficio”.
Art. 24-bis D.Lgs. 231/2001 Intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche
(Art. 617-quater c.p.)
 
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
Art. 617-quater c.p. - “Intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche”.
Chiunque fraudolentemente intercetta comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico o intercorrenti tra più sistemi, ovvero le impedisce o le interrompe, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la stessa pena si applica a chiunque rivela, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, in tutto o in parte, il contenuto delle comunicazioni di cui al primo comma. I delitti di cui ai commi primo e secondo sono punibili a querela della persona offesa.
Tuttavia si procede d'ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso:
1) in danno di un sistema informatico o telematico utilizzato dallo Stato o da altro ente pubblico o da impresa esercente servizi pubblici o di pubblica necessità;
2)da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, ovvero con abuso della qualità di operatore del sistema;
3)da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato”.
Art. 24-bis D.Lgs. 231/2001 Installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire od interrompere comunicazioni informatiche o telematiche
(Art. 617-quinquies c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
 
Art. 617-quinquies c.p. - “Installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire od interrompere comunicazioni informatiche o telematiche”.
Chiunque, fuori dai casi consentiti dalla legge, installa apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico ovvero intercorrenti tra più sistemi, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.
La pena è della reclusione da uno a cinque anni nei casi previsti dal quarto comma dell'art. 617-quater”.
 
Art. 24-bis D.Lgs. 231/2001 Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici
(Art. 635-bis c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
Art. 635-bis c.p.– “Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici”.
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque distrugge, deteriora, cancella, altera o sopprime informazioni, dati o programmi informatici altrui è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Se ricorre la circostanza di cui al numero 1) del secondo comma dell’articolo 635 ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è della reclusione da uno a quattro anni e si procede d’ufficio”.
 
Art. 24-bis D.Lgs. 231/2001 Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità
(Art. 635-ter c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
Art. 635-ter c.p. - “Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità”.
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque commette un fatto diretto a distruggere, deteriorare, cancellare, alterare o sopprimere informazioni, dati o programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o ad essi pertinenti, o comunque di pubblica utilità, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.
Se dal fatto deriva la distruzione, il deterioramento, la cancellazione, l’alterazione o la soppressione delle informazioni, dei dati o dei programmi informatici, la pena è della reclusione da tre a otto anni.
Se ricorre la circostanza di cui al numero 1) del secondo comma dell’articolo 635 ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è aumentata”.
 
Art. 24-bis D.Lgs. 231/2001 Danneggiamento di sistemi informatici o telematici
(Art. 635-quater c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
Art. 635-quater c.p. - “Danneggiamento di sistemi informatici o telematici”.
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, mediante le condotte di cui all’articolo 635-bis, ovvero attraverso l’introduzione o la trasmissione di dati, informazioni o programmi, distrugge, danneggia, rende, in tutto o in parte, inservibili sistemi informatici o telematici altrui o ne ostacola gravemente il funzionamento è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Se ricorre la circostanza di cui al numero 1) del secondo comma dell’articolo 635 ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è aumentata”.
 
Art. 24-bis D.Lgs. 231/2001 Danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità
(Art. 635-quinquies c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
Art. 635-quinquies c.p. - “Danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità”.
Se il fatto di cui all’articolo 635-quater è diretto a distruggere, danneggiare, rendere, in tutto o in parte, inservibili sistemi informatici o telematici di pubblica utilità o ad ostacolarne gravemente il funzionamento,la pena è della reclusione da uno a quattro anni.
Se dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento del sistema informatico o telematico di pubblica utilità ovvero se questo è reso, in tutto o in parte, inservibile, la pena è della reclusione da tre a otto anni.
Se ricorre la circostanza di cui al numero 1) del secondo comma dell’articolo 635 ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è aumentata”.
Art. 24-bis D.Lgs. 231/2001 Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici
(Art. 615-quater c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 300 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
 
 
 
 
 
Art. 615-quater c.p. - “Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici”.
Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto o di arrecare ad altri un danno, abusivamente si procura, riproduce, diffonde, comunica o consegna codici, parole chiave o altri mezzi idonei all'accesso ad un sistema informatico o telematico, protetto da misure di sicurezza, o comunque fornisce indicazioni o istruzioni idonee al predetto scopo, è punito con la reclusione sino ad un anno e con la multa a euro 5.164.
La pena è della reclusione da uno a due anni e della multa da euro 5.164 a euro 10.329 se ricorre taluna delle circostanze di cui ai numeri 1) e 2) del quarto comma dell'Art. 617-quater”.
Art. 24-bis D.Lgs. 231/2001 Diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico
(Art. 615-quinquies c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 300 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
Art. 615-quinquies c.p. - “Diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico”.
“Chiunque, allo scopo di danneggiare illecitamente un sistema informatico o telematico, le informazioni, i dati o i programmi in esso contenuti o ad esso pertinenti ovvero di favorire l’interruzione, totale o parziale, o  l’alterazione del suo funzionamento, si procura, produce, riproduce, importa, diffonde, comunica, consegna o, comunque, mette a disposizione di altri apparecchiature, dispositivi o programmi informatici, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa sino a euro 10.329”.
Art. 24-bis D.Lgs. 231/2001 Documenti informatici
(Art. 491-bis c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 400 quote, salvo quanto previsto dall’art. 24 per i casi di frode in danno dello Stato o di altro ente pubblico.
Sanzione interdittiva:
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
 
Art. 491-bis c.p. - “Documenti informatici.
Se alcuna delle falsità previste al presente capo riguarda un documento informatico pubblico avente efficacia probatoria, si applicano le disposizioni del capo stesso concernenti gli atti pubblici”.
 
Art. 24-bis D.Lgs. 231/2001 Frode informatica del soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica
(Art. 640-quinquies c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 400 quote, salvo quanto previsto dall’art.24 per i casi di frode in danno dello Stato o di altro ente pubblico.
 
Sanzione interdittiva:
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
Art. 640-quinquies c.p. - “Frode informatica del soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica”.
Il soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica, il quale, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto ovvero di arrecare ad altri danno, viola gli obblighi previsti dalla legge per il rilascio di un certificato qualificato, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da 51 a 1.032 euro”.
 

 

c.REATI DI CRIMINALITÀ ORGANIZZATA

[art. 24-ter D.Lgs. 231/2001]
 
NORMA DI
RIFERIMENTO
(del D.Lgs. 231/2001 o di altri corpi normativi)
IL REATO
(O L’ ILLECITO AMMINISTRATIVO)
E LE RELATIVE SANZIONI
LA FATTISPECIE DI REATO
(O DI ILLECITO AMMINISTRATIVO)
Art. 24-ter D.Lgs. 231/2001 Associazione per delinquere
(Art. 416, escluso comma 6, c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 300 a 800 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da uno a due anni.
Art. 416 c.p. -Associazione per delinquere”.
“Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti, coloro che promuovono o costituiscono od organizzano l'associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da tre a sette anni.
Per il solo fatto di partecipare all'associazione, la pena è della reclusione da uno a cinque anni.
I capi soggiacciono alla stessa pena stabilita per i promotori.
Se gli associati scorrono in armi le campagne o le pubbliche vie si applica la reclusione da cinque a quindici anni.
La pena è aumentata se il numero degli associati è di dieci o più”.
(omissis VI comma).
Se l'associazione è diretta a commettere taluno dei delitti previsti dagli articoli 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1, 600-quinquies, 609-bis, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto, e 609-undecies, si applica la reclusione da quattro a otto anni nei casi previsti dal primo comma e la reclusione da due a sei anni nei casi previsti dal secondo comma.
Art. 24-ter D.Lgs. 231/2001 Associazione per delinquere
(Art. 416, comma. 6, c.p.)
 
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da uno a due anni.
Art. 416, comma. 6 c.p. - “Associazione per delinquere”.
“.”
Se l'associazione è diretta a commettere taluno dei delitti di cui agli articoli 600, 601, 601-bis e 602, nonché all’articolo 12, comma 3 bis, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, si applica la reclusione da cinque a quindici anni nei casi previsti dal primo comma e da quattro a nove anni nei casi previsti dal secondo comma.”.
 
Art. 24-ter D.Lgs. 231/2001 Associazione di tipo mafioso
(Art. 416-bis c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da uno a due anni.
 
Art. 416-bis c.p. - “Associazione di tipo mafioso”.
Chiunque fa parte di un'associazione di tipo mafioso formata da tre o più persone, è punito con la reclusione da dieci a quindici anni.
Coloro che promuovono, dirigono o organizzano l'associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da dodici a diciotto anni.
L'associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgano della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.
Se l'associazione è armata si applica la pena della reclusione da dodici a venti anni nei casi previsti dal primo comma e da quindici a ventisei anni nei casi previsti dal secondo comma.
L'associazione si considera armata quando i partecipanti hanno la disponibilità, per il conseguimento della finalità dell'associazione, di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito.
Se le attività economiche di cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto, o il profitto di delitti, le pene stabilite nei commi precedenti sono aumentate da un terzo alla metà.
Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l'impiego.
Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alla camorra, alla ‘ndrangheta e alle altre associazioni, comunque localmente denominate, anche straniere, che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso”.
 
 
 
Art. 24-ter D.Lgs. 231/2001 Scambio elettorale politico-mafioso
(Art. 416-ter c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da uno a due anni.
Art. 416-ter c.p. - “Scambio elettorale politico-mafioso”.
“Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell'articolo 416-bis in cambio dell'erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da quattro a dieci anni.
La stessa pena si applica a chi promette di procurare voti con le modalità di cui al primo comma.”.
Art. 24-ter D.Lgs. 231/2001 Sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione
(Art. 630 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da uno a due anni.
Art. 630 c.p. - “Sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione”.
“Chiunque sequestra una persona allo scopo di conseguire, per sé o per altri, un ingiusto profitto come prezzo della liberazione, è punito con la reclusione da venticinque a trenta anni. Se dal sequestro deriva comunque la morte, quale conseguenza non voluta dal reo, della persona sequestrata, il colpevole è punito con la reclusione di anni trenta. Se il colpevole cagiona la morte del sequestrato si applica la pena dell'ergastolo. Al concorrente che, dissociandosi dagli altri, si adopera in modo che il soggetto passivo riacquisti la libertà, senza che tale risultato sia conseguenza del prezzo della liberazione, si applicano le pene previste dall'articolo 605. Se tuttavia il soggetto passivo muore, in conseguenza del sequestro, dopo la liberazione, la pena è della reclusione da sei a quindici anni. Nei confronti del concorrente che, dissociandosi dagli altri, si adopera, al di fuori del caso previsto dal comma precedente, per evitare che l'attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori ovvero aiuta concretamente l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nella raccolta di prove decisive per l'individuazione o la cattura dei concorrenti, la pena dell'ergastolo è sostituita da quella della reclusione da dodici a venti anni e le altre pene sono diminuite da un terzo a due terzi. Quando ricorre una circostanza attenuante, alla pena prevista dal secondo comma è sostituita la reclusione da venti a ventiquattro anni; alla pena prevista dal terzo comma è sostituita la reclusione da ventiquattro a trenta anni. Se concorrono più circostanze attenuanti, la pena da applicare per effetto delle diminuzioni non può essere inferiore a dieci anni, nell'ipotesi prevista dal secondo comma, ed a quindici anni, nell'ipotesi prevista dal terzo comma. I limiti di pena preveduti nel comma precedente possono essere superati allorché ricorrono le circostanze attenuanti di cui al quinto comma del presente articolo”.
Art. 24-ter D.Lgs. 231/2001 Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope
(Art. 74 DPR 309/1990)
 
Sanzione pecuniaria:
  •  da 400 a 1000 quote
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da uno a due anni.
Art. 74 DPR 309/1990 - “Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope”.
“1. Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti tra quelli previsti dall'articolo 70, commi 4, 6 e 10, escluse le operazioni relative alle sostanze di cui alla categoria III dell'allegato I al regolamento (CE) n. 273/2004 e dell'allegato al regolamento n. 111/2005, ovvero dall'articolo 73, chi promuove, costituisce, dirige, organizza o finanzia l'associazione è punito per ciò solo con la reclusione non inferiore a venti anni.
2. Chi partecipa all'associazione  è punito con la reclusione non inferiore a dieci anni.
3. La pena  è aumentata se il numero degli associati  è di dieci o più o se tra i partecipanti vi sono persone dedite all'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope.
4. Se l'associazione  è armata la pena, nei casi indicati dai commi 1 e 3, non può essere inferiore a ventiquattro anni di reclusione e, nel caso previsto dal comma 2, a dodici anni di reclusione.
L'associazione si considera armata quando i partecipanti hanno la disponibilità di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito.
5. La pena  è aumentata se ricorre la circostanza di cui alla lettera e) del comma 1 dell'articolo 80.
6. Se l'associazione  è costituita per commettere i fatti descritti dal comma 5 dell'articolo 73, si applicano il primo e il secondo comma dell'articolo 416 del codice penale.
7. Le pene previste dai commi da 1 a 6 sono diminuite dalla metà a due terzi per chi si sia efficacemente adoperato per assicurare le prove del reato o per sottrarre all'associazione risorse decisive per la commissione dei delitti.
8. Quando in leggi e decreti  è richiamato il reato previsto dall'articolo 75 della legge 22 dicembre 1975, n. 685, abrogato dall'articolo 38, comma 1, della legge 26 giugno 1990, n. 162, il richiamo si intende riferito al presente articolo”.
Art. 24-ter D.Lgs. 231/2001 Illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo
(Art. 407, co. 2, lett. a), numero 5), c.p.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 300 a 800 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi
da uno a due anni.
Art. 407, comma. 2, lett. a), numero 5), c.p.p -Illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo, escluse quelle previste dall’articolo 2, comma terzo, della legge 18 aprile 1975, n. 110”.
 
 

 

d.REATI DI FALSITÀ IN MONETE, IN CARTE DI PUBBLICO CREDITO, IN VALORI DI BOLLO E IN STRUMENTI O SEGNI DI RICONOSCIMENTO

[art. 25-bis D.Lgs. 231/2001]
 
NORMA DI
RIFERIMENTO
(del D.Lgs. 231/2001 o di altri corpi normativi)
IL REATO
(O L’ ILLECITO AMMINISTRATIVO)
E LE RELATIVE SANZIONI
LA FATTISPECIE DI REATO
(O DI ILLECITO AMMINISTRATIVO)
Art. 25-bis D.Lgs. 231/2001
 
Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate
(Art. 453 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 300 a 800 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  •  divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
  • da tre mesi ad un anno.
Art. 453 c.p. - “Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate”.
“E' punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa da € 516,00 a € 3.098,00:
1) chiunque contraffà monete nazionali o straniere, aventi corso legale nello Stato o fuori;
2) chiunque altera in qualsiasi modo monete genuine, col dare ad esse l'apparenza di un valore superiore; 3) chiunque, non essendo concorso nella contraffazione o nell'alterazione, ma di concerto con chi l'ha eseguita ovvero con un intermediario, introduce nel territorio dello Stato o detiene o spende o mette altrimenti in circolazione monete contraffatte o alterate; 4) chiunque, al fine di metterle in circolazione, acquista o comunque riceve da chi le ha falsificate, ovvero da un intermediario, monete contraffatte o alterate.
La stessa pena si applica a chi, legalmente autorizzato alla produzione, fabbrica indebitamente, abusando degli strumenti o dei materiali nella sua disponibilità, quantitativi di monete in eccesso rispetto alle prescrizioni.
La pena è ridotta di un terzo quando le condotte di cui al primo e secondo comma hanno ad oggetto monete non aventi ancora corso legale e il termine iniziale dello stesso è determinato.”
Art. 25-bis D.Lgs. 231/2001
 
Alterazione di monete
(Art. 454 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  •  da 100 a 500 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  •  divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi ad un anno.
Art. 454 c.p. - “Alterazione di monete”.
“Chiunque altera monete della qualità indicata nell’articolo precedente, scemandone in qualsiasi modo il valore, ovvero, rispetto alle monete in tal modo alterate, commette alcuno dei fatti indicati nei numeri 3 e 4 del detto articolo, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da € 103,00 a € 516,00”.
 
Art. 25-bis D.Lgs. 231/2001
 
Spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate
(Art. 455 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • l’art. 25-bis D.lgs. 231/2001 stabilisce che per il delitto di cui all’art. 455 c.p. le sanzioni pecuniarie sono quelle rispettivamente stabilite per le condotte punite agli artt. 453 e 454 c.p., ridotte da 1/3 alla metà.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  •  divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi ad un anno.
Art. 455 c.p. - “Spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate”.
“Chiunque, fuori dei casi preveduti dai due articoli precedenti, introduce nel territorio dello Stato, acquista o detiene monete contraffatte o alterate, al fine di metterle in circolazione, ovvero le spende o le mette altrimenti in circolazione, soggiace alle Pene stabilite nei detti articoli ridotte da un terzo alla metà”.
 
Art. 25-bis D.Lgs. 231/2001
 
Spendita di monete falsificate ricevute in buona fede
(Art. 457 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
fino da 100 a 200 quote.
Art. 457 c.p. - “Spendita di monete falsificate ricevute in buona fede”.
“Chiunque spende o mette altrimenti in circolazione monete contraffatte o alterate, da lui ricevute in buona fede, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a € 1.032,00”.
Art. 25-bis D.Lgs. 231/2001
 
Falsificazione di valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in circolazione di valori di bollo falsificati
(Art. 459 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • l’art. 25-bis D.lgs. 231/2001 stabilisce che per il delitto di cui all’art. 459 c.p. le sanzioni pecuniarie sono quelle rispettivamente stabilite per le condotte punite agli artt. 453 e 455 c.p. e 457 ridotte di 1/3.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi ad un anno.
Art 459 c.p. - “Falsificazione di valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in circolazione di valori di bollo falsificati”.
“Le disposizioni degli articoli 453, 455 e 457 si applicano anche alla contraffazione o alterazione di valori di bollo e all’introduzione nel territorio dello Stato, o all'acquisto, detenzione e messa in circolazione di valori di bollo contraffatti; ma le pene sono ridotte di un terzo. Agli effetti della legge penale, s'intendono per valori di bollo la carta bollata, le marche da bollo, i francobolli e gli altri valori equiparati a questi da leggi speciali.
 
Art. 25-bis D.Lgs. 231/2001
 
Contraffazione di carta filigranata in uso per la fabbricazione di carte di pubblico credito o di valori di bollo
(Art. 460 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • fino da 100 a 500 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  •  divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi ad un anno.
Art. 460 c.p. - “Contraffazione di carta filigranata in uso per la fabbricazione di carte di pubblico credito o di valori di bollo”.
“Chiunque contraffà la carta filigranata che si adopera per la fabbricazione delle carte di pubblico credito o di valori di bollo, ovvero acquista, detiene o aliena tale carta contraffatta, è punito, se il fatto, non costituisce un più grave reato, con la reclusione da due a sei anni e con la multa da € 309,00 a € 1.032,00”.
 
Art. 25-bis D.Lgs. 231/2001
 
Fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata
(Art. 461 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  •  da 100 a 500 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  •  divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi ad un anno.
Art. 461 c.p. - “Fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata”.
”Chiunque fabbrica, acquista, detiene o aliena filigrane, programmi e dati informatici o strumenti destinati alla contraffazione o alterazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da € 103,00 a € 516,00. La stessa pena si applica se le condotte previste dal primo comma hanno ad oggetto ologrammi o altri componenti della moneta destinati ad assicurarne la protezione contro la contraffazione o l’alterazione”.
Art. 25-bis D.Lgs. 231/2001
 
Uso di valori di bollo contraffatti o alterati (Art. 464 c. 1 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  •  da 100 a 300 quote
Art. 464, c. 1, c.p. - “Uso di valori di bollo contraffatti o alterati”.
“Chiunque, non essendo concorso nella contraffazione o nell’alterazione, fa uso di valori di bollo contraffatti o alterati è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a € 516.
(…)”.
Art. 25-bis D.Lgs.231/2001 Uso di valori di bollo contraffatti o alterati (Art. 464 c.2, c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 200 quote.
Art. 464, c. 2, c.p.) - “Uso di valori di bollo contraffatti o alterati”.
(…)”.
Se i valori sono stati ricevuti in buona fede, si applica la pena stabilita nell’articolo 457, ridotta di un terzo”.
Art. 25-bis D.Lgs. 231/2001 Contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell'ingegno o di prodotti industriali
(Art. 473 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  •  da 100 a 500 quote
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  •  divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi ad un anno.
Art. 473 c.p. - “Contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell'ingegno o di prodotti industriali”.
“Chiunque, potendo conoscere dell'esistenza del titolo di proprietà industriale, contraffà o altera marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, di prodotti industriali, ovvero chiunque, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.500 a euro 25.000.
Soggiace alla pena della reclusione da uno a quattro anni e della multa da euro 3.500 a euro 35.000 chiunque contraffà o altera brevetti, disegni o modelli industriali, nazionali o esteri, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali brevetti, disegni o modelli contraffatti o alterati.
I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o industriale”.
 
Art. 25-bis D.Lgs. 231/2001 Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi
(Art. 474 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  •  da 100 a 500 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  •  divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi ad un anno.
Art. 474 c.p. - “Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi”.
“Fuori dei casi di concorso nei reati previsti dall'articolo 473, chiunque introduce nel territorio dello Stato, al fine di trarne profitto, prodotti industriali con marchi o altri segni distintivi, nazionali o esteri, contraffatti o alterati è punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 3.500 a euro 35.000.
Fuori dei casi di concorso nella contraffazione, alterazione, introduzione nel territorio dello Stato, chiunque detiene per la vendita, pone in vendita o mette altrimenti in circolazione, al fine di trarne profitto, i prodotti di cui al primo comma è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 20.000.
I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o industriale”.
 
 

e.REATI CONTRO L'INDUSTRIA E IL COMMERCIO

[art. 25-bis.1. D.Lgs. 231/2001]
 
NORMA DI
RIFERIMENTO
(del D.Lgs. 231/2001 o di altri corpi normativi)
IL REATO
(O L’ ILLECITO AMMINISTRATIVO)
E LE RELATIVE SANZIONI
LA FATTISPECIE DI REATO
(O DI ILLECITO AMMINISTRATIVO)
Art. 25-bis.1 D.Lgs. 231/2001 Turbata libertà dell'industria o del commercio
(Art. 513 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote.
Art. 513 c.p. - “Turbata libertà dell'industria o del commercio”.
“Chiunque adopera violenza sulle cose ovvero mezzi fraudolenti per impedire o turbare l'esercizio di un'industria o di un commercio è punito, a querela della persona offesa, se il fatto non costituisce un più grave reato, con la reclusione fino a due anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032”.
Art. 25-bis.1
D.Lgs. 231/2001
Frode nell'esercizio del commercio
(Art. 515 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote.
 
Art. 515 c.p. - “Frode nell'esercizio del commercio”.
“Chiunque, nell'esercizio di un'attività commerciale, ovvero in uno spaccio aperto al pubblico, consegna all'acquirente una cosa mobile per un'altra, ovvero una cosa mobile, per origine, provenienza, qualità o quantità, diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave delitto, con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 2.065.
Se si tratta di oggetti preziosi, la pena è della reclusione fino a tre anni o della multa non inferiore a euro 103”.
Art. 25-bis.1
D.Lgs. 231/2001
Vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine
(Art. 516 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote.
Art. 516 c.p. - “Vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine”.
“Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in commercio come genuine sostanze alimentari non genuine è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 1.032”.
 
 
Art. 25-bis.1 D.Lgs. 231/2001 Vendita di prodotti industriali con segni mendaci
(Art. 517 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote.
Art. 517 c.p. - “Vendita di prodotti industriali con segni mendaci”.
“Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in circolazione opere dell'ingegno o prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi nazionali o esteri, atti a indurre in inganno il compratore sull'origine, provenienza o qualità dell'opera o del prodotto, è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 20.000”.
Art. 25-bis.1 D.Lgs. 231/2001 Fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale
(Art. 517-ter c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote.
 
Art. 517-ter c.p. - “Fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale”.
“Salva l'applicazione degli articoli 473 e 474 chiunque, potendo conoscere dell'esistenza del titolo di proprietà industriale, fabbrica o adopera industrialmente oggetti o altri beni realizzati usurpando un titolo di proprietà industriale o in violazione dello stesso è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 20.000
Alla stessa pena soggiace chi, al fine di trarne profitto, introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita, pone in vendita con offerta diretta ai consumatori o mette comunque in circolazione i beni di cui al primo comma.   
Si applicano le disposizioni di cui agli articoli 474-bis, 474-ter, secondo comma, e 517-bis, secondo comma.  
I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili sempre che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o industriale”.
Art. 25-bis.1 D.Lgs. 231/2001 Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari
(Art. 517-quater c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote.
 
Art. 517-quater c.p. - “Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari”.
“Chiunque contraffà o comunque altera indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 20.000.
Alla stessa pena soggiace chi, al fine di trarne profitto, introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita, pone in vendita con offerta diretta ai consumatori o mette comunque in circolazione i medesimi prodotti con le indicazioni o denominazioni contraffatte.
Si applicano le disposizioni di cui agli articoli 474-bis, 474-ter, secondo comma, e 517-bis, secondo comma.    
I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali in materia di tutela delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari”.
Art. 25-bis.1 D.Lgs. 231/2001 Illecita concorrenza con minaccia o violenza
(Art. 513-bis c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 800 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  •  divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
Art. 513-bis c.p. - “Illecita concorrenza con minaccia o violenza”.
“Chiunque nell'esercizio di un'attività commerciale, industriale o comunque produttiva, compie atti di concorrenza con violenza o minaccia è punito con la reclusione da due a sei anni.
La pena è aumentata se gli atti di concorrenza riguardano un'attività finanziaria in tutto o in parte ed in qualsiasi modo dallo Stato o da altri enti pubblici”.
 
Art. 25-bis.1 D.Lgs. 231/2001 Frodi contro le industrie nazionali
(Art. 514 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 800 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  •  divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
Art. 514 c.p. - “Frodi contro le industrie nazionali”.
“Chiunque, ponendo in vendita o mettendo altrimenti in circolazione, sui mercati nazionali o esteri, prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi contraffatti o alterati, cagiona un nocumento all'industria nazionale è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a euro 516.
Se per i marchi o segni distintivi sono state osservate le norme delle leggi interne o delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà industriale, la pena è aumentata e non si applicano le disposizioni degli articoli 473 e 474”.
 
 

 

f.REATI SOCIETARI

[art. 25-ter D.Lgs. 231/2001]
 
NORMA DI
RIFERIMENTO
(del D.Lgs. 231/2001 o di altri corpi normativi)
IL REATO
(O L’ ILLECITO AMMINISTRATIVO)
E LE RELATIVE SANZIONI
LA FATTISPECIE DI REATO
(O DI ILLECITO AMMINISTRATIVO)
Art. 25-ter
D.Lgs. 231/2001
False comunicazioni sociali
(Art. 2621 c.c.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da  200 a 400 quote.
 
Art. 2621 c.c. - “False comunicazioni sociali”.
Fuori dai casi previsti dall'articolo 2622, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge, consapevolmente espongono fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da uno a cinque anni.
La stessa pena si applica anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi.
Art. 25-ter
D.Lgs. 231/2001
Fatti di lieve entità
(art. 2621-bis c.c.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 200 quote.
 
Art. 2621-bis c.c. - “Fatti di lieve entità”.
“Salvo che costituiscano più grave reato, si applica la pena da sei mesi a tre anni di reclusione se i fatti di cui all'articolo 2621 sono di lieve entità, tenuto conto della natura e delle dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta.
Salvo che costituiscano più grave reato, si applica la stessa pena di cui al precedente comma quando i fatti di cui all'articolo 2621 riguardano società che non superano i limiti indicati dal secondo comma dell'articolo 1 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. In tale caso, il delitto è procedibile a querela della società, dei soci, dei creditori o degli altri destinatari della comunicazione sociale.”
Art. 25-ter
D.Lgs. 231/2001
False comunicazioni sociali delle Società quotate
(Art. 2622 c.c.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 600 quote.
 
Art. 2622 c.c. - “False comunicazioni sociali delle Società quotate”.
“Gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori di società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione Europea, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico consapevolmente espongono fatti materiali non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da tre a otto anni.
Alle società indicate nel comma precedente sono equiparate:
1) le società emittenti strumenti finanziari per i quali è stata presentata una richiesta di ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione europea;
2) le società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un sistema multilaterale di negoziazione italiano;
3) le società che controllano società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione europea;
4) le società che fanno appello al pubblico risparmio o che comunque lo gestiscono.
Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi”.
Art. 25-ter
D.Lgs. 231/2001
Falso in prospetto
(art. 2623 c.c.)
(Abrogato)             
-
Art. 25-ter
D.Lgs. 231/2001
Falsità nelle relazioni e nelle comunicazioni della società di revisione
(Art. 2624 c.c.)
(Abrogato)
-
Art. 25-ter
D.Lgs. 231/2001
Impedito controllo
(Art. 2625 c.c.)
 
 
Sanzione pecuniaria:
  •  da 200 a 360 quote per il comma 2
Art. 2625 c.c. - “Impedito controllo”.
“Gli amministratori che, occultando documenti o con altri idonei artifici, impediscono o comunque ostacolano lo svolgimento delle attività di controllo legalmente attribuite ai soci, ad altri organi sociali, sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria fino a 10.329 €.
Se la condotta ha cagionato un danno ai soci, si applica la reclusione fino ad un anno e si procede a querela della persona offesa.
La pena è raddoppiata se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell’Unione Europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell’Art. 116 del Testo Unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58”.
Art. 25-ter
D.Lgs. 231/2001
Indebita restituzione dei conferimenti
(Art. 2626 c.c.)
 
Sanzione pecuniaria:
  •  da 200 a 360 quote.
Art. 2626 c.c. - “Indebita restituzione dei conferimenti”.
“Gli amministratori che, fuori dei casi di legittima riduzione del capitale sociale, restituiscono, anche simulatamente, i conferimenti ai soci o li liberano dall'obbligo di eseguirli, sono puniti con la reclusione fino ad un anno”.
 
Art. 25-ter
D.Lgs. 231/2001
Illegale ripartizione degli utili e delle riserve
(Art. 2627 c.c.)
 
Sanzione pecuniaria:
  •  da 200 a 260 quote.
 
Art. 2627 c.c. - “Illegale ripartizione degli utili e delle riserve”.
Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, gli amministratori che ripartiscono utili o acconti su utili non effettivamente conseguiti o destinati per legge a riserva, ovvero che ripartiscono riserve, anche non costituite con utili, che non possono per legge essere distribuite, sono puniti con l'arresto fino ad un anno. La restituzione degli utili o la ricostituzione delle riserve prima del termine previsto per l'approvazione del bilancio estingue il reato”.
Art. 25-ter
D.Lgs. 231/2001
Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante
(Art. 2628 c.c.)
 
Sanzione pecuniaria:
  •  da 200 a 360 quote.
Art. 2628 c.c. - “Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante”.
Gli amministratori che, fuori dei casi consentiti dalla legge, acquistano o sottoscrivono azioni o quote sociali, cagionando una lesione all’integrità del capitale sociale o delle riserve non distribuibili per legge, sono puniti con la reclusione fino ad un anno.
La stessa pena si applica agli amministratori che, fuori dei casi consentiti dalla legge, acquistano o sottoscrivono azioni o quote emesse dalla società controllante, cagionando una lesione del capitale sociale o delle riserve non distribuibili per legge.
Se il capitale sociale o le riserve sono ricostituiti prima del termine previsto per l’approvazione del bilancio relativo all'esercizio in relazione al quale è stata posta in essere la condotta, il reato è estinto.
Art. 25-ter
D.Lgs. 231/2001
Operazioni in pregiudizio dei creditori
(Art. 2629 c.c.)
 
Sanzione pecuniaria:
  •  da 300 a 660 quote.
Art. 2629 c.c. - “Operazioni in pregiudizio dei creditori”.
“Gli amministratori che, in violazione delle disposizioni di legge a tutela dei creditori, effettuano riduzioni del capitale sociale o fusioni con altra società o scissioni, cagionando danno ai creditori, sono puniti, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a tre anni.
 Il risarcimento del danno ai creditori prima del giudizio estingue il reato”
Art. 25-ter
D.Lgs. 231/2001
Omessa comunicazione del conflitto d’interessi
(Art. 2629-bis c.c.)
 
Sanzione pecuniaria:
  •  da 400 a 1000 quote.
 
Art. 2629-bis - “Omessa comunicazione del conflitto d’interessi”.
“L’amministratore o il componente del consiglio di gestione di una società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altro Stato dell’Unione Europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell’articolo 116 del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni, ovvero di un soggetto sottoposto a vigilanza ai sensi del testo unico di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998,  del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, n. 576, o del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, che vìola gli obblighi previsti dall’articolo 2391, primo comma, è punito con la reclusione da uno a tre anni, se dalla violazione siano derivati danni alla società o a terzi”.
Art. 2391 (Interessi degli amministratori): “L’amministratore deve dare notizia agli altri amministratori e al collegio sindacale di ogni interesse che, per conto proprio o di terzi, abbia in una determinata operazione della società, precisandone la natura, i termini, l’origine e la portata; se si tratta di amministratore delegato, deve altresì astenersi dal compiere l’operazione, investendo della stessa l’organo collegiale.
Nei casi previsti dal precedente comma la deliberazione del consiglio di amministrazione deve adeguatamente motivare le ragioni e la convenienza per la società dell’operazione”.
Art. 25-ter
D.Lgs. 231/2001
Formazione fittizia del
capitale
(Art. 2632 c.c.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 200 a 360 quote.
Art. 2632 c.c. - “Formazione fittizia del capitale”.
Gli amministratori e i soci conferenti che, anche in parte, formano od aumentano fittiziamente il capitale sociale mediante attribuzioni di azioni o quote in misura complessivamente superiore all'ammontare del capitale sociale, sottoscrizione reciproca di azioni o quote, sopravvalutazione rilevante dei conferimenti di beni in natura o di crediti ovvero del patrimonio della società nel caso di trasformazione, sono puniti con la reclusione fino ad un anno”.
Art. 25-ter
D.Lgs. 231/2001
Indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori
(Art. 2633 c.c.)
 
Sanzione pecuniaria:
  •  da 300 a 660 quote.
Art. 2633 c.c. - “Indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori”.
“I liquidatori che, ripartendo i beni sociali tra i soci prima del pagamento dei creditori sociali o dell'accantonamento delle somme necessario a soddisfarli, cagionano danno ai creditori, sono puniti, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a tre anni. Il risarcimento del danno ai creditori prima del giudizio estingue il reato”.
 
Art. 25-ter
D.Lgs. 231/2001
Corruzione tra privati
(Art. 2635 c.c.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 600 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  •  divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
 
Art. 2635 c.c. - “Corruzione tra privati”.
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, di società o enti privati che, anche per interposta persona, sollecitano o ricevono, per sé o per altri, denaro o altra utilità non dovuti, o ne accettano la promessa, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, sono puniti con la reclusione da uno a tre anni. Si applica la stessa pena se il fatto è commesso da chi nell’ambito organizzativo della società o dell’ente privato esercita funzioni direttive diverse da quelle proprie dei soggetti di cui al precedente periodo.
Si applica la pena della reclusione fino a un anno e sei mesi se il fatto è commesso da chi è sottoposto alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti indicati al primo comma.
Chi, anche per interposta persona, offre, promette o dà denaro o altra utilità non dovuti alle persone indicate nel primo e nel secondo comma, è punito con le pene ivi previste.
Le pene stabilite nei commi precedenti sono raddoppiate se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell'Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell'articolo 116 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni.
Si procede a querela della persona offesa, salvo che dal fatto derivi una distorsione della concorrenza nella acquisizione di beni o servizi.
Fermo quanto previsto dall’art. 2641, la misura della confisca per valore equivalente non può essere inferiore al valore delle utilità date, promesse o offerte”.
Art. 25-ter
D.Lgs. 231/2001
Istigazione alla corruzione tra privati
(Art. 2635-bis c.c.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 200 a 400 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  •  divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
 
Art. 2635-bis c.c. - “Istigazione alla corruzione tra privati”.
Chiunque offre o promette denaro o altra utilità non dovuti agli amministratori, ai direttori generali, ai dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, ai sindaci e ai liquidatori, di società o enti privati, nonché a chi svolge in essi un’attività lavorativa con l’esercizio di funzioni direttive, affinché compia od ometta un atto in violazione degli obblighi inerenti al proprio ufficio o degli obblighi di fedeltà, soggiace, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma dell’articolo 2635, ridotta di un terzo.
La pena di cui al primo comma si applica agli amministratori, ai direttori generali, ai dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, ai sindaci e ai liquidatori, di società o enti privati, nonché a chi svolge in essi attività lavorativa con l’esercizio di funzioni direttive, che sollecitano per sé o per altri, anche per interposta persona, una promessa o dazione di denaro o di altra utilità, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, qualora la sollecitazione non sia accettata.
Si procede a querela della persona offesa”.
Art. 25-ter
D.Lgs. 231/2001
Illecita influenza
sull’assemblea
(Art. 2636 c.c.)
 
Sanzione pecuniaria:
  •  da 300 a 660 quote.
Art. 2636 c.c. - “Illecita influenza sull’assemblea”.
“Chiunque, con atti simulati o fraudolenti, determina la maggioranza in assemblea, allo scopo di procurare a sé od altri un ingiusto profitto, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni”.
Art. 25-ter
D.Lgs. 231/2001
Aggiotaggio
(Art. 2637 c.c.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote.
 
Art. 2637 c.c. - “Aggiotaggio”.
“Chiunque diffonde notizie false, ovvero pone in essere operazioni simulate o altri artifici concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari non quotati o per i quali non è stata presentata una richiesta di ammissione alle negoziazioni in un mercato regolamentato, ovvero ad incidere in modo significativo sull'affidamento che il pubblico ripone nella stabilità' patrimoniale di banche o di gruppi bancari,  è punito con la pena della reclusione da uno a cinque anni”.
Art. 25-ter
D.Lgs. 231/2001
Ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza
(Art. 2638 c.c.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 800 quote per il primo e il secondo comma.
 
Art. 2638 c.c. - “Ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza”.
“Gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari i sindaci e i liquidatori di società o enti e gli altri soggetti sottoposti per legge alle autorità pubbliche di vigilanza, o tenuti ad obblighi nei loro confronti, i quali nelle comunicazioni alle predette autorità previste in base alla legge, al fine di ostacolare l’esercizio delle funzioni di vigilanza, espongono fatti materiali non rispondenti al vero, ancorché oggetto di valutazioni, sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria dei sottoposti alla vigilanza ovvero, allo stesso fine, occultano con altri mezzi fraudolenti, in tutto o in parte fatti che avrebbero dovuto comunicare, concernenti la situazione medesima, sono puniti con la reclusione da uno a quattro anni. La punibilità è estesa anche al caso in cui le informazioni riguardino beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi.
Sono puniti con la stessa pena gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori di società, o enti e gli altri soggetti sottoposti per legge alle autorità pubbliche di vigilanza o tenuti ad obblighi nei loro confronti, i quali, in qualsiasi forma, anche omettendo le comunicazioni dovute alle predette autorità, consapevolmente ne ostacolano le funzioni.
La pena è raddoppiata se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell’Unione Europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell’art. 116 del Testo Unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58”.
 
 

 

g.REATI COMMESSI CON FINALITÀ DI TERRORISMO O DI EVERSIONE DELL'ORDINE DEMOCRATICO

[art. 25-quater D.Lgs. 231/2001]
 
NORMA DI
RIFERIMENTO
(del D.Lgs. 231/2001 o di altri corpi normativi)
IL REATO
(O L’ ILLECITO AMMINISTRATIVO)
E LE RELATIVE SANZIONI
LA FATTISPECIE DI REATO
(O DI ILLECITO AMMINISTRATIVO)
Art. 25-quater
D.Lgs. 231/2001
Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione
dell'ordine democratico
(Art. 270-bis c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote per il comma 1;
  • da 200 a 700 per il comma 2.
 
Sanzione interdittiva: (per il solo comma 1)
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Art. 270-bis c.p. - “Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico”.
“Chiunque promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico è punito con la reclusione da sette a quindici anni.
Chiunque partecipa a tali associazioni è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.
Ai fini della legge penale, la finalità di terrorismo ricorre anche quando gli atti di violenza sono rivolti contro uno Stato estero, un'istituzione o un organismo internazionale.
Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l'impiego”.
 
 
 
 
 
 
Art. 25-quater
D.Lgs. 231/2001
Assistenza agli associati
(Art. 270-ter c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote per il comma 1;
  • da 200 a 700 per il comma 2.
 
Sanzione interdittiva: (per il solo comma 1)
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Art. 270-ter c.p. - “Assistenza agli associati”
Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato o di favoreggiamento, dà rifugio o fornisce vitto, ospitalità, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione a taluna delle persone che partecipano alle associazioni indicate negli articoli 270 e 270-bis è punito con la reclusione fino a quattro anni.
La pena è aumentata se l’assistenza è prestata continuativamente.
Non è punibile chi commette il fatto in favore di un prossimo congiunto.
 
 
 
 
Art. 25-quater
D.Lgs. 231/2001
Arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale
(Art. 270-quater c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote per il comma 1;
  • da 200 a 700 per il comma 2.
 
Sanzione interdittiva: (per il solo comma 1)
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Art. 270-quater c.p. - “Arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale”
“Chiunque, al di fuori dei casi di cui all'articolo 270-bis, arruola una o più persone per il compimento di atti di violenza ovvero di sabotaggio di servizi pubblici essenziali, con finalità di terrorismo, anche se rivolti contro uno Stato estero, un'istituzione o un organismo internazionale, è punito con la reclusione da sette a quindici anni.
Fuori dei casi di cui all’articolo 270-bis, e salvo il caso di addestramento, la persona arruolata è punita con la pena della reclusione da cinque a otto anni”
 
 
 
 
Art. 25-quater
D.Lgs. 231/2001
Organizzazione di trasferimenti per finalità di terrorismo
(Art. 270-quater.1 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote per il comma 1;
  • da 200 a 700 per il comma 2.
 
Sanzione interdittiva: (per il solo comma 1)
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Art. 270-quater.1 c.p. - “Organizzazione di trasferimenti per finalità di terrorismo”
“Fuori dai casi di cui agli articoli 270-bis e 270-quater, chiunque organizza, finanzia o propaganda viaggi in territorio estero finalizzati al compimento delle condotte con finalità di terrorismo di cui all’articolo 270-sexies, è punito con la reclusione da cinque a otto anni”
 
 
 
 
Art. 25-quater
D.Lgs. 231/2001
Addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale
(Art. 270-quinquies c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote per il comma 1;
  • da 200 a 700 per il comma 2.
 
Sanzione interdittiva: (per il solo comma 1)
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Art. 270-quinquies c.p. - “Addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale”
“Chiunque, al di fuori dei casi di cui all'articolo 270-bis, addestra o comunque fornisce istruzioni sulla preparazione o sull'uso di materiali esplosivi, di armi da fuoco o di altre armi, di sostanze chimiche o batteriologiche nocive o pericolose, nonché di ogni altra tecnica o metodo per il compimento di atti di violenza ovvero di sabotaggio di servizi pubblici essenziali, con finalità di terrorismo, anche se rivolti contro uno Stato estero, un'istituzione o un organismo internazionale, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. La stessa pena si applica nei confronti della persona addestrata, nonché della persona che avendo acquisito, anche autonomamente, le istruzioni per il compimento degli atti di cui al primo periodo, pone in essere comportamenti univocamente finalizzati alla commissione delle condotte di cui all’articolo 270-sexies.
Le pene previste dal presente articolo sono aumentate se il fatto di chi addestra o istruisce è commesso attraverso strumenti informatici o telematici”
 
 
 
 
Art. 25-quater
D.Lgs. 231/2001
Condotte con finalità di terrorismo
(Art. 270-sexies c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote per il comma 1;
  • da 200 a 700 per il comma 2.
 
Sanzione interdittiva: (per il solo comma 1)
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Art. 270-sexies c.p. - “Condotte con finalità di terrorismo”
“Sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un’organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese o di un’organizzazione internazionale, nonché le altre condotte definite terroristiche o commesse con finalità di terrorismo da convenzioni o altre norme di diritto internazionale vincolanti per l'Italia”
 
 
 
 
Art. 25-quater
D.Lgs. 231/2001
Attentato per finalità terroristiche o di eversione
(Art. 280 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote per il comma 1;
  • da 200 a 700 per il comma 2.
 
Sanzione interdittiva: (per il solo comma 1)
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Art. 280 c.p. - “Attentato per finalità terroristiche o di eversione”
“Chiunque, per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico attenta alla vita od alla incolumità di una persona, è punito, nel primo caso, con la reclusione non inferiore ad anni venti e, nel secondo caso, con la reclusione non inferiore ad anni sei.
Se dall’attentato alla incolumità di una persona deriva una lesione gravissima, si applica la pena della reclusione non inferiore ad anni diciotto; se ne deriva una lesione grave, si applica la pena della reclusione non inferiore ad anni dodici.
Se i fatti previsti nei commi precedenti sono rivolti contro persone che esercitano funzioni giudiziarie o penitenziarie ovvero di sicurezza pubblica nell’esercizio o a causa delle loro funzioni, le pene sono aumentate di un terzo.
Se dai fatti di cui ai commi precedenti deriva la morte della persona si applicano, nel caso di attentato alla vita, l’ergastolo e, nel caso di attentato alla incolumità, la reclusione di anni trenta.
Le circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli articoli 98 e 114, concorrenti con le aggravanti di cui al secondo e al quarto comma, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità di pena risultante dall’aumento conseguente alle predette aggravanti”
 
 
 
 
Art. 25-quater
D.Lgs. 231/2001
Atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi
(Art. 280-bis c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote per il comma 1;
  • da 200 a 700 per il comma 2.
 
Sanzione interdittiva: (per il solo comma 1)
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Art. 280-bis c.p. - “Atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi”
“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque per finalità di terrorismo compie qualsiasi atto diretto a danneggiare cose mobili o immobili altrui, mediante l'uso di dispositivi esplosivi o comunque micidiali, è punito con la reclusione da due a cinque anni.
Ai fini del presente articolo, per dispositivi esplosivi o comunque micidiali si intendono le armi e le materie ad esse assimilate indicate nell'articolo 585 e idonee a causare importanti danni materiali.
Se il fatto è diretto contro la sede della Presidenza della Repubblica, delle Assemblee legislative, della Corte costituzionale, di organi del Governo o comunque di organi previsti dalla Costituzione o da leggi costituzionali, la pena è aumentata fino alla metà.
Se dal fatto deriva pericolo per l'incolumità pubblica ovvero un grave danno per l’economia nazionale, si applica la reclusione da cinque a dieci anni”
 
 
 
 
Art. 25-quater
D.Lgs. 231/2001
Sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione
(Art. 289-bis c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote per il comma 1;
  • da 200 a 700 per il comma 2.
 
Sanzione interdittiva: (per il solo comma 1)
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Art. 289-bis c.p. - “Sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione”
“Chiunque per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico sequestra una persona è punito con la reclusione da venticinque a trenta anni.
Se dal sequestro deriva comunque la morte, quale conseguenza non voluta dal reo, della persona sequestrata, il colpevole è punito con la reclusione di anni trenta.
Se il colpevole cagiona la morte del sequestrato si applica la pena dell’ergastolo.
Il concorrente che, dissociandosi dagli altri, si adopera in modo che il soggetto passivo riacquisti la libertà è punito con la reclusione da due a otto anni; se il soggetto passivo muore, in conseguenza del sequestro, dopo la liberazione, la pena è della reclusione da otto a diciotto anni.
Quando ricorre una circostanza attenuante, alla pena prevista dal secondo comma è sostituita la reclusione da venti a ventiquattro anni; alla pena prevista dal terzo comma è sostituita la reclusione da ventiquattro a trenta anni. Se concorrono più circostanze attenuanti, la pena da applicare per effetto delle diminuzioni non può essere inferiore a dieci anni, nell'ipotesi prevista dal secondo comma, ed a quindici anni, nell'ipotesi prevista dal terzo comma”
 
 
 
 
Art. 25-quater
D.Lgs. 231/2001
Istigazione a commettere alcuno dei delitti preveduti dai capi primo e secondo
(Art. 302 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote per il comma 1;
  • da 200 a 700 per il comma 2.
 
Sanzione interdittiva: (per il solo comma 1)
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Art. 302 c.p. - “Istigazione a commettere alcuno dei delitti preveduti dai capi primo e secondo”
“Chiunque istiga taluno a commettere uno dei delitti, non colposi, preveduti dai capi primo e secondo di questo titolo (articoli 241 e seguenti e articoli 276 e seguenti), per i quali la legge stabilisce (la pena di morte o) l'ergastolo o la reclusione, è punito, se la istigazione non è accolta, ovvero se l’istigazione è accolta ma il delitto non è commesso, con la reclusione da uno a otto anni. La pena è aumentata se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.
Tuttavia, la pena da applicare è sempre inferiore alla metà della pena stabilita per il delitto al quale si riferisce l’istigazione”
 
 
 
 
Art. 25-quater
D.Lgs. 231/2001
Convenzione internazionale per la repressione del terrorismo
(Convenzione dicembre 1999)
Per effetto del richiamo operato dal comma 4 dell’articolo 25-quater D.Lgs. 231/2001 assumono rilevanza prevalentemente le seguenti fattispecie di reato previste dalle convenzioni internazionali di contrasto al fenomeno del terrorismo:
Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo – dicembre 1999
“1. Commette reato ai sensi della presente Convenzione ogni persona che, con qualsiasi mezzo, direttamente o indirettamente, illecitamente e deliberatamente fornisce o raccoglie fondi nell’intento di vederli utilizzati, o sapendo che saranno utilizzati, in tutto o in parte, al fine di commettere:
a) un atto che costituisce reato ai sensi e secondo la definizione di uno dei trattati enumerati nell’allegato;
b) ogni altro atto destinato ad uccidere o a ferire gravemente un civile o ogni altra persona che non partecipa direttamente alle ostilità in una situazione di conflitto armato quando, per sua natura o contesto, tale atto sia finalizzato ad intimidire una popolazione o a costringere un governo o un’organizzazione internazionale a compiere o ad astenersi dal compiere, un atto qualsiasi.
2. <omissis>
3. Affinché un atto costituisca reato ai sensi del paragrafo 1, non occorre che i fondi siano stati effettivamente utilizzati per commettere un reato di cui ai commi a) o b) del paragrafo 1 del presente articolo.
4. Commette altresì reato chiunque tenti di commettere reato ai sensi del paragrafo 1 del presente articolo.
5. Commette altresì reato chiunque:
a) partecipa in quanto complice ad un reato ai sensi dei paragrafi 1 o 4 del presente articolo;
b) organizza la perpetrazione di un reato ai sensi dei paragrafi 1 o 4 del presente articolo o dà ordine ad altre persone di commetterlo;
c)contribuisce alla perpetrazione di uno o più dei reati di cui ai paragrafi 1 o 4 del presente articolo, ad opera di un gruppo che agisce di comune accordo. Tale contributo deve essere deliberato e deve:
i) sia mirare ad agevolare l'attività criminale del gruppo o servire ai suoi scopi, se tale attività o tali scopi presuppongono la perpetrazione di un reato ai sensi del paragrafo 1 del presente articolo;
ii)sia essere fornito sapendo che il gruppo ha intenzione di commettere un reato ai sensi del paragrafo 1 del presente articolo”.
Il menzionato articolo, inoltre, rinvia a numerose convenzioni internazionali aventi l’obiettivo di reprimere gli atti di terrorismo (a titolo esemplificativo si riportano: Protocollo per la repressione di atti illeciti diretti contro la sicurezza delle installazioni fisse sulla piattaforma continentale - Roma, 10 marzo 1988 -, Convenzione internazionale per la repressione degli attentati terroristici con esplosivo, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 15 dicembre 1997, ecc).
 

h.REATI DI MUTILAZIONE DEGLI ORGANI GENITALI FEMMINILI

[art. 25-quater.1. D.Lgs. 231/2001]
 
NORMA DI
RIFERIMENTO
(del D.Lgs. 231/2001 o di altri corpi normativi)
IL REATO
(O L’ ILLECITO AMMINISTRATIVO)
E LE RELATIVE SANZIONI
LA FATTISPECIE DI REATO
(O DI ILLECITO AMMINISTRATIVO)
Art 25-quater.1 D.Lgs. 231/2001 Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili
(Art. 583-bis c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 300 a 700 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Art. 583-bis c.p. - “Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili”.
“Chiunque, in assenza di esigenze terapeutiche, cagiona una mutilazione degli organi genitali femminili è punito con la reclusione da quattro a dodici anni. Ai fini del presente articolo, si intendono come pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili la clitoridectomia, l'escissione e l'infibulazione e qualsiasi altra pratica che cagioni effetti dello stesso tipo.
Chiunque, in assenza di esigenze terapeutiche, provoca, al fine di menomare le funzioni sessuali, lesioni agli organi genitali femminili diverse da quelle indicate al primo comma, da cui derivi una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre a sette anni. La pena è diminuita fino a due terzi se la lesione è di lieve entità.
La pena è aumentata di un terzo quando le pratiche di cui al primo e al secondo comma sono commesse a danno di un minore ovvero se il fatto è commesso per fini di lucro.
La condanna ovvero l'applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale per il reato di cui al presente articolo comporta, qualora il fatto sia commesso dal genitore o dal tutore, rispettivamente:
1) a decadenza dall'esercizio della responsabilità genitoriale;
2) l'interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all'amministrazione di sostegno.

Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì quando il fatto è commesso all'estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia, ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia. In tal caso, il colpevole è punito a richiesta del Ministro della giustizia”.
 
 
 

 

i.REATI CONTRO LA PERSONALITÀ INDIVIDUALE

[art. 25-quinquies D.Lgs. 231/2001]
 
NORMA DI
RIFERIMENTO
(del D.Lgs. 231/2001 o di altri corpi normativi)
IL REATO
(O L’ ILLECITO AMMINISTRATIVO)
E LE RELATIVE SANZIONI
LA FATTISPECIE DI REATO
(O DI ILLECITO AMMINISTRATIVO)
Art. 25-quinquies
D. Lgs. 231/2001
Riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù
(Art. 600 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusone da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Art. 600 c.p. - “Riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù”.
“Chiunque esercita su una persona poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà ovvero chiunque riduce o mantiene una persona in uno stato di soggezione continuativa, costringendola a prestazioni lavorative o sessuali ovvero all'accattonaggio o comunque al compimento di attività illecite che ne comportino lo sfruttamento ovvero a sottoporsi al prelievo di organi, è punito con la reclusione da otto a venti anni.
La riduzione o il mantenimento nello stato di soggezione ha luogo quando la condotta è attuata mediante violenza, minaccia, inganno, abuso di autorità o approfittamento di una situazione di inferiorità fisica o psichica o di una situazione di necessità, o mediante la promessa o la dazione di somme di denaro o di altri vantaggi a chi ha autorità sulla persona.
 
 
Art. 25-quinquies
D. Lgs. 231/2001
Prostituzione minorile
(Art. 600-bis c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 300 a 800 quote per il comma 1;
  • da 200 a 700 per il comma 2.
 
Sanzione interdittiva ( per il comma 1)
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusone da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Art. 600-bis c.p. - “Prostituzione minorile”.
“È punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.000 a euro 150.000 chiunque:
1) recluta o induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto;
2) favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla la prostituzione di una persona di età inferiore agli anni diciotto, ovvero altrimenti ne trae profitto.
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità, anche solo promessi, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 1.500 a euro 6.000.”.
 
Art. 25-quinquies
D. Lgs. 231/2001
Pornografia minorile
(Art. 600-ter c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 300 a 800 quote per i commi 1 e 2;
  • da 200 a 700 per i comma 3 e 4.
 
Sanzione interdittiva
( primo e secondo comma):
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusone da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni
 
Art. 600-ter c.p. - “Pornografia minorile”.
“ È punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 24.000 a euro 240.000 chiunque:
1) utilizzando minori di anni diciotto, realizza esibizioni o spettacoli pornografici ovvero produce materiale pornografico;
2) recluta o induce minori di anni diciotto a partecipare a esibizioni o spettacoli pornografici ovvero dai suddetti spettacoli trae altrimenti profitto."

Alla stessa pena soggiace chi fa commercio del materiale pornografico di cui al primo comma.
Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui al primo e al secondo comma, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza il materiale pornografico di cui al primo comma, ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all'adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 2.582 a euro 51.645.
Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui ai commi primo, secondo e terzo, offre o cede ad altri, anche a titolo gratuito, il materiale pornografico di cui al primo comma, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 1.549 a euro 5.164.Nei casi previsti dal terzo e dal quarto comma la pena è aumentata in misura non eccedente i due terzi ove il materiale sia di ingente quantità.
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque assiste a esibizioni o spettacoli pornografici in cui siano coinvolti minori di anni diciotto è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 1.500 a euro 6.000.
 Ai fini di cui al presente articolo per pornografia minorile si intende ogni rappresentazione, con qualunque mezzo, di un minore degli anni diciotto coinvolto in attività sessuali esplicite, reali o simulate, o qualunque rappresentazione degli organi sessuali di un minore di anni diciotto per scopi sessuali”
Art. 25-quinquies
D. Lgs. 231/2001
Detenzione di materiale pornografico
(Art. 600-quater c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 200 a 700 quote
Art. 600-quater c.p. - “Detenzione di materiale pornografico”.
“Chiunque, al di fuori delle ipotesi previste nell’articolo 600-ter, consapevolmente si procura o  detiene materiale pornografico realizzato utilizzando minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione fino a tre anni o con la multa non inferiore a euro 1.549”.
La pena è aumentata in misura non eccedente i due terzi ove il materiale detenuto sia di ingente quantità.
Art. 25-quinquies
D. Lgs. 231/2001
Pornografia virtuale
 (Art. 600-quater.1 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 300 a 800 quote (se connesso ai delitti di cui agli artt. 600-bis, primo comma, 600-ter, primo e secondo comma)
  • da 200 a 700 quote (se connesso ai delitti di cui agli articoli 600-bis, secondo comma, 600-ter, terzo e quarto comma, e 600-quater)
,
Sanzione interdittiva (se connesso ai delitti di cui al comma 1, lettere a) e b) dell’art. 25-quinquies D.Lgs. 231/01):
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Articolo 600-quater.1 c.p. - “Pornografia virtuale”
Le disposizioni di cui agli articoli 600-ter e 600-quater si applicano anche quando il materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori degli anni diciotto o parti di esse, ma la pena è diminuita di un terzo.
Per immagini virtuali si intendono immagini realizzate con tecniche di elaborazione grafica non associate in tutto o in parte a situazioni reali, la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali”.
 
Art. 25-quinquies
D.Lgs. 231/2001
Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile
(Art. 600-quinquies c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 300 a 800 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Art. 600-quinquies c.p. - “Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile”.
“Chiunque organizza o propaganda viaggi finalizzati alla fruizione di attività di prostituzione a danno di minori o comunque comprendenti tale attività è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.493 e euro 154.937”.
 
 
Art. 25-quinquies
D.Lgs. 231/2001
Tratta di persone
(Art. 601 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Art. 601 c.p. -“Tratta di persone”.
“È punito con la reclusione da otto a venti anni chiunque recluta, introduce nel territorio dello Stato, trasferisce anche al di fuori di esso, trasporta, cede l'autorità sulla persona, ospita una o più persone che si trovano nelle condizioni di cui all'articolo 600, ovvero, realizza le stesse condotte su una o più persone, mediante inganno, violenza, minaccia, abuso di autorità o approfittamento di una situazione di vulnerabilità, di inferiorità fisica, psichica o di necessità, o mediante promessa o dazione di denaro o di altri vantaggi alla persona che su di essa ha autorità, al fine di indurle o costringerle a prestazioni lavorative, sessuali ovvero all'accattonaggio o comunque al compimento di attività illecite che ne comportano lo sfruttamento o a sottoporsi al prelievo di organi.
Alla stessa pena soggiace chiunque, anche al di fuori delle modalità di cui al primo comma, realizza le condotte ivi previste nei confronti di persona minore di età”.

 
 
Art. 25-quinquies
D.Lgs. 231/2001
Acquisto e alienazione di schiavi
(Art. 602 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Art. 602 c.p. - “Acquisto e alienazione di schiavi”.
“Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo 601, acquista o aliena o cede una persona che si trova in una delle condizioni di cui all’articolo 600 è punito con la reclusione da otto a venti anni.
La pena è aumentata da un terzo alla metà se la persona offesa è minore degli anni diciotto ovvero se i fatti di cui al primo comma sono diretti allo sfruttamento della prostituzione o al fine di sottoporre la persona offesa al prelievo di organi”.
 
 
Art. 25-quinquies
D.Lgs. 231/2001
Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro
(Art. 603-bis c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Art. 603-bis c.p. - “Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”.
“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato, chiunque:
1) recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori;
2) utilizza, assume o impiega manodopera, anche mediante l’attività di intermediazione di cui al numero 1), sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno.
Se i fatti sono commessi mediante violenza o minaccia, si applica la pena della reclusione da cinque a otto anni e la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.
Ai fini del presente articolo, costituisce indice di sfruttamento la sussistenza di una o più delle seguenti condizioni:
1) la reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale, o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato;
2) la reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie;
3) la sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro;
4) la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti.
Costituiscono aggravante specifica e comportano l’aumento della pena da un terzo alla metà:
1) il fatto che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a tre;
2) il fatto che uno o più dei soggetti reclutati siano minori in età non lavorativa;
3) l’aver commesso il fatto esponendo i lavoratori sfruttati a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro”.
Art. 25-quinquies
D.Lgs. 231/2001
Adescamento di minorenni
(Art. 609-undecies c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 200 a 700 quote.
Art. 609-undecies c. p.- “Adescamento di minorenni”
“Chiunque, allo scopo di commettere i reati di cui agli articoli 600, 600-bis, 600-ter e 600-quater, anche se relativi al materiale pornografico di cui all'articolo 600-quater.1, 600-quinquies, 609-bis, 609-quater, 609-quinquies e 609-octies, adesca un minore di anni sedici, è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con la reclusione da uno a tre anni. Per adescamento si intende qualsiasi atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante l'utilizzo della rete internet o di altre reti o mezzi di comunicazione.”
 

j.REATI ED ILLECITI AMMINISTRATIVI DI ABUSO DI MERCATO

[art. 25-sexies D.Lgs. 231/2001; artt. 187-bis, 187-ter, 187-quinquies TUF]
 
NORMA DI
RIFERIMENTO
(del D.Lgs. 231/2001 o di altri corpi normativi)
IL REATO
(O L’ ILLECITO AMMINISTRATIVO)
E LE RELATIVE SANZIONI
LA FATTISPECIE DI REATO
(O DI ILLECITO AMMINISTRATIVO)
Art. 25-sexies
D.Lgs. 231/2001
Abuso di informazioni privilegiate
(Art. 184 TUF)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote;
  • nei casi di rilevante profitto prodotto conseguito la sanzione può essere aumentata fino a dieci volte tale prodotto o profitto.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Art. 184 TUF - “Abuso di informazioni privilegiate”
“1. E’ punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro ventimila a euro tre milioni chiunque, essendo in possesso di informazioni privilegiate in ragione della sua qualità di membro di organi di amministrazione, direzione o controllo dell’emittente, della partecipazione al capitale dell’emittente, ovvero dell’esercizio di un’attività lavorativa, di una professione o di una funzione, anche pubblica, o di un ufficio:
  1. acquista, vende o compie altre operazioni, direttamente o indirettamente, per conto proprio o per conto di terzi, su strumenti finanziari utilizzando le informazioni medesime;
  2. comunica tali informazioni ad altri, al di fuori del normale esercizio del lavoro, della professione, della funzione o dell’ufficio o di un sondaggio di mercato effettuato ai sensi dell’articolo 11 del regolamento (UE) n. 596/2014;
  3. raccomanda o induce altri, sulla base di esse, al compimento di taluna delle operazioni indicate nella lettera a”.
2. La stessa pena di cui al comma 1 si applica a chiunque essendo in possesso di informazioni privilegiate a motivo della preparazione o esecuzione di attività delittuose compie taluna delle azioni di cui al medesimo comma 1.
3. Il giudice può aumentare la multa fino al triplo o fino al maggiore importo di dieci volte il prodotto o il profitto conseguito dal reato quando, per la rilevante offensività del fatto, per le qualità personali del colpevole o per l'entità del prodotto o del profitto conseguito dal reato, essa appare inadeguata anche se applicata nel massimo.
3-bis. Nel caso di operazioni relative agli strumenti finanziari di cui all’articolo 180, comma 1, lettera a), numeri 2), 2-bis) e 2-ter), limitatamente agli strumenti finanziari il cui prezzo o valore dipende dal prezzo o dal valore di uno strumento finanziario di cui ai numeri 2) e 2-bis) ovvero ha un effetto su tale prezzo o valore, o relative alle aste su una piattaforma d’asta autorizzata come un mercato regolamentato di quote di emissioni, la sanzione penale è quella dell’ammenda fino a euro centotremila e duecentonovantuno e dell’arresto fino a tre anni.
Art. 25-sexies
D.Lgs. 231/2001
Manipolazione del Mercato
(Art. 185 TUF)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote;
nei casi di rilevante profitto prodotto conseguito la sanzione può essere aumentata fino a dieci volte tale prodotto o profitto.
Art. 185 TUF - “Manipolazione del mercato”
“1 .Chiunque diffonde notizie false o pone in essere operazioni simulate o altri artifizi concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari, è punito con la reclusione da due a dodici anni e con la multa da euro ventimila a euro cinque milioni.
1-bis. Non è punibile chi ha commesso il fatto per il tramite di ordini di compravendita o operazioni effettuate per motivi legittimi e in conformita' a prassi di mercato ammesse, ai sensi dell’articolo 13 del regolamento (UE) n. 596/2014.
2. Il giudice può aumentare la multa fino al triplo o fino al maggiore importo di dieci volte il prodotto o il profitto conseguito dal reato quando, per la rilevante offensività del fatto, per le qualità personali del colpevole o per l'entità del prodotto o del profitto conseguito dal reato, essa appare inadeguata anche se applicata nel massimo.

2-bis. Nel caso di operazioni relative agli strumenti finanziari di cui all’articolo 180, comma 1, lettera a), numeri 2), 2-bis) e 2-ter), limitatamente agli strumenti finanziari il cui prezzo o valore dipende dal prezzo o dal valore di uno strumento finanziario di cui ai numeri 2) e 2-bis) ovvero ha un effetto su tale prezzo o valore, o relative alle aste su una piattaforma d'asta autorizzata come un mercato regolamentato di quote di emissioni, la sanzione penale è quella dell’ammenda fino a euro centotremila e duecentonovantuno e dell’arresto fino a tre anni.
2-ter. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche: a) ai fatti concernenti i contratti a pronti su merci che non sono prodotti energetici all'ingrosso, idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo o del valore degli strumenti finanziari di cui all'articolo 180, comma 1, lettera a); b) ai fatti concernenti gli strumenti finanziari, compresi i contratti derivati o gli strumenti derivati per il trasferimento del rischio di credito, idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo o del valore di un contratto a pronti su merci, qualora il prezzo o il valore dipendano dal prezzo o dal valore di tali strumenti finanziari; c) ai fatti concernenti gli indici di riferimento (benchmark)”.
Art. 187-quinquies TUF Abuso e comunicazione illecita di informazioni privilegiate
(Art. 187-bis TUF)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 20.000 a 15 milioni di Euro ovvero fino al quindici per cento del fatturato;
  • nei casi di rilevante profitto prodotto conseguito la sanzione può essere aumentata fino a dieci volte tale prodotto o profitto.
 
 
Art. 187-bis TUF - “Abuso e comunicazione illecita di informazioni privilegiate”
1. Salve le sanzioni penali quando il fatto costituisce reato, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da ventimila euro a cinque milioni di euro chiunque viola il divieto di abuso di informazioni privilegiate e di comunicazione illecita di informazioni privilegiate di cui all'articolo 14 del regolamento (UE) n. 596/2014.
5. Le sanzioni amministrative pecuniarie previste dal presente articolo sono aumentate fino al triplo o fino al maggiore importo di dieci volte il profitto conseguito ovvero le perdite evitate per effetto dell'illecito quando, tenuto conto dei criteri elencati all’articolo 194-bis e della entità del prodotto o del profitto dell'illecito, esse appaiono inadeguate anche se applicate nel massimo.
6. Per le fattispecie previste dal presente articolo il tentativo è equiparato alla consumazione.
Art. 187-quinquies TUF Manipolazione del mercato
(Art. 187-ter TUF)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 20.000 a 15 milioni di Euro ovvero fino al quindici per cento del fatturato;
  • nei casi di rilevante profitto prodotto conseguito la sanzione può essere aumentata fino a dieci volte tale prodotto o profitto.
 
Art. 187-ter TUF - “Manipolazione del mercato”
1. Salve le sanzioni penali quando il fatto costituisce reato, e' punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da ventimila euro a cinque milioni di euro chiunque viola il divieto di manipolazione del mercato di cui all'articolo 15 del regolamento (UE) n. 596/2014.
2. Si applica la disposizione dell'articolo 187-bis, comma 5.
4. Non puo' essere assoggettato a sanzione amministrativa ai sensi del presente articolo chi dimostri di avere agito per motivi legittimi e in conformità alle prassi di mercato ammesse nel mercato interessato.
 

k.REATI DI OMICIDIO COLPOSO E LESIONI COLPOSE GRAVI O GRAVISSIME COMMESSI CON VIOLAZIONE DELLE NORME SULLA TUTELA DELLA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO

[art. 25-septies D.Lgs. 231/2001]
 
NORMA DI
RIFERIMENTO
(del D.Lgs. 231/2001 o di altri corpi normativi)
IL REATO
(O L’ ILLECITO AMMINISTRATIVO)
E LE RELATIVE SANZIONI
LA FATTISPECIE DI REATO
(O DI ILLECITO AMMINISTRATIVO)
Art. 25-septies. D.Lgs. 231/2001 Omicidio colposo
(Art. 589 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 1000 quote se l’omicidio è commesso con violazione dell’art. 55, II, TUS;
  • da 250 a 500 quote nelle altre ipotesi di violazione delle norme sulla tutela e sicurezza dei lavoratori.
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi ad un anno.
Art. 589 c.p. - “Omicidio colposo”.
“Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sette anni.
Si applica la pena della reclusione da tre a dieci anni se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale da:
1) soggetto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell'articolo 186, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni;
2) soggetto sotto l'effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope

Nel caso di morte di più persone, ovvero di morte di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni quindici”.
 
 
 
 
 
Art. 25-septies. D.Lgs. 231/2001 Lesioni personali colpose
(Art. 590 co. 3 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 250 quote se commesso con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro
 
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre a sei mesi.
Art. 590 c.p. - “Lesioni personali colpose”.
“Chiunque cagiona ad altri, per colpa, una lesione personale è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a euro 309.
Se la lesione è grave la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da euro 123 a euro 619; se è gravissima, della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da euro 309 a euro 1.239.
Se i fatti di cui al precedente capoverso sono commessi con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, la pena per le lesioni gravi è della reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000 e la pena per le lesioni gravissime è della reclusione da uno a tre anni.
Nei casi di violazione delle norme sulla circolazione stradale, se il fatto è commesso da soggetto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell'articolo 186, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, ovvero da soggetto sotto l'effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope, la pena per le lesioni gravi è della reclusione da sei mesi a due anni e la pena per le lesioni gravissime è della reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni.
Nel caso di lesioni di più persone si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse, aumentata fino al triplo; ma la pena della reclusione non può superare gli anni cinque.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo nei casi previsti nel primo e secondo capoverso, limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale.”
 

l.REATI DI RICETTAZIONE, RICICLAGGIO E IMPIEGO DI DENARO, BENI O UTILITÀ DI PROVENIENZA ILLECITA, NONCHE’ AUTORICICLAGGIO

[art. 25-octies D.Lgs. 231/2001]
 
NORMA DI
RIFERIMENTO
(del D.Lgs. 231/2001 o di altri corpi normativi)
IL REATO
(O L’ ILLECITO AMMINISTRATIVO)
E LE RELATIVE SANZIONI
LA FATTISPECIE DI REATO
(O DI ILLECITO AMMINISTRATIVO)
Art. 25-octies
D.Lgs. 231/2001
Ricettazione
(Art. 648 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 200 a 800 quote;
  • da 400 a 1000 quote nel caso in cui il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione superiore nel massimo a cinque anni.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
Art. 648 - “Ricettazione”.
“Fuori dei casi di concorso nel reato, chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque s’intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da due a otto anni e con la multa da € 516,00 a € 10.329,00. La pena è aumentata quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da delitti di rapina aggravata ai sensi dell'articolo 628, terzo comma, di estorsione aggravata ai sensi dell'articolo 629, secondo comma, ovvero di furto aggravato ai sensi dell'articolo 625, primo comma, n. 7-bis).
La pena è della reclusione sino a sei anni e della multa sino a € 516,00 se il fatto è di particolare tenuità.
Le disposizioni di questo articolo si applicano anche quando l'autore del delitto da cui il denaro o le cose provengono non è imputabile o non è punibile ovvero quando manchi una condizione di procedibilità riferita a tale delitto”.
Art. 25-octies
D.Lgs. 231/2001
Riciclaggio
(Art. 648-bis c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 200 a 800 quote;
  • da 400 a 1000 quote nel caso in cui il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione superiore nel massimo a cinque anni.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
Art. 648-bis - “Riciclaggio”.
“Fuori dei casi di concorso nel reato, chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da e 5.000,00 a e 25.000,00.
La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell’esercizio di un’attività professionale.
La pena è diminuita se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni.Si applica l’ultimo comma dell’articolo 648”.
Art. 25-octies
D.Lgs. 231/2001
Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita
(Art. 648-ter c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 200 a 800 quote;
  • da 400 a 1000 quote nel caso in cui il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione superiore nel massimo a cinque anni.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
Art. 648-ter c.p. - “Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita”.
“Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato e dei casi previsti dagli articoli 648 e 648 bis, impiega in attività economiche o finanziarie denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da e 5.000,00 a e 25.000,00.
La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell’esercizio di un’attività professionale.
La pena è diminuita nell’ipotesi di cui al secondo comma dell’articolo 648.
Si applica l’ultimo comma dell’articolo 648”.
Art. 25-octies
D.Lgs. 231/2001
Autoriciclaggio
(Art. 648-ter.1 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 200 a 800 quote;
  • da 400 a 1000 quote nel caso in cui il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione superiore nel massimo a cinque anni.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
Art. 648-ter.1 c.p. - “Autoriciclaggio”.
“Si applica la pena della reclusione da due a otto anni e della multa da  € 5.000,00 a €25.000,00 a chiunque, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da stacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa.
Si applica la pena della reclusione da uno a quattro anni e della multa da e 2.500,00 a e 12.500,00 se il denaro, i beni o le altre utilità provengono dalla commissione di un delitto non colposo punito con la reclusione inferiore nel massimo a cinque anni.
Si applicano comunque le pene previste dal primo comma se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da un delitto commesso con le condizioni o le finalità di cui all’articolo 7 del decreto legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, e successive modificazioni.
Fuori dei casi di cui ai commi precedenti, non sono punibili le condotte per cui il denaro, i beni o le altre utilità vengono destinate alla mera utilizzazione o al godimento personale.
La pena è aumentata quando i fatti sono commessi nell’esercizio di un’attività bancaria o finanziaria o di altra attività professionale.
La pena è diminuita fino alla metà per chi si sia efficacemente adoperato per evitare che le condotte siano portate a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove del reato e l’individuazione dei beni, del denaro e delle altre utilità provenienti dal delitto.
Si applica l’ultimo comma dell’articolo 648.”
 

m.REATI IN MATERIA DI VIOLAZIONE DEL DIRITTO D'AUTORE

[art. 25-novies D.Lgs. 231/2001]
 
NORMA DI
RIFERIMENTO
(del D.Lgs. 231/2001 o di altri corpi normativi)
IL REATO
(O L’ ILLECITO AMMINISTRATIVO)
E LE RELATIVE SANZIONI
LA FATTISPECIE DI REATO
(O DI ILLECITO AMMINISTRATIVO)
Art. 25-novies
D.Lgs. 231/2001
Delitti in materia di violazione del diritto d'autore
(Art. 171, primo comma, lettera a-bis e terzo comma L. 633/1941)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote;
 
  • Sanzione interdittiva:interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
 
da tre mesi ad un anno.
Art. 171 L. 633/1941
[Dell'art. 171 L. 633/41 sono richiamate solo le parti qui riportate, restano pertanto fuori dal novero dei reati presupposto tutte le altre condotte descritte dalla disposizione]
Salvo quanto disposto dall'art. 171-bis e dall'articolo 171-ter è punito con la multa da euro 51 a euro 2.065 chiunque, senza averne diritto, a qualsiasi scopo e in qualsiasi forma:
(…).
a-bis) mette a disposizione del pubblico, immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un'opera dell'ingegno protetta, o parte di essa;
(…)
La pena è della reclusione fino ad un anno o della multa non inferiore a euro 516 se i reati di cui sopra sono commessi sopra una opera altrui non destinata alla pubblicità, ovvero con usurpazione della paternità dell'opera, ovvero con deformazione, mutilazione o altra modificazione dell'opera medesima, qualora ne risulti offesa all'onore od alla reputazione dell'autore.”
Art. 25-novies
D.Lgs. 231/2001
Delitti in materia di violazione del diritto d'autore
(Art. 171-bis L. 633/1941)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 100 a 500 quote.
 
  • Sanzione interdittiva: interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi ad un anno.
Art. 171-bis l. 633/1941
“1. Chiunque abusivamente duplica, per trarne profitto, programmi per elaboratore o ai medesimi fini importa, distribuisce, vende, detiene a scopo commerciale o imprenditoriale o concede in locazione programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla Società italiana degli autori ed editori (SIAE), è soggetto alla pena della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da euro 2.582 a euro 15.493. La stessa pena si applica se il fatto concerne qualsiasi mezzo inteso unicamente a consentire o facilitare la rimozione arbitraria o l'elusione funzionale di dispositivi applicati a protezione di un programma per elaboratori. La pena non è inferiore nel minimo a due anni di reclusione e la multa a euro 15.493 se il fatto è di rilevante gravità.
2. Chiunque, al fine di trarne profitto, su supporti non contrassegnati SIAE riproduce, trasferisce su altro supporto, distribuisce, comunica, presenta o dimostra in pubblico il contenuto di una banca di dati in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 64-quinquies e 64-sexies, ovvero esegue l'estrazione o il reimpiego della banca di dati in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 102-bis e 102-ter, ovvero distribuisce, vende o concede in locazione una banca di dati, è soggetto alla pena della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da euro 2.582 a euro 15.493. La pena non è inferiore nel minimo a due anni di reclusione e la multa a euro 15.493 se il fatto è di rilevante gravità.”
Art. 25-novies
D.Lgs. 231/2001
Delitti in materia di violazione del diritto d'autore
(Art. 171-ter L. 633/1941)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote;
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
 
da tre mesi ad un anno.
 
Art. 171-ter L. 633/1941
“1. È punito, se il fatto è commesso per uso non personale, con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.582 a euro 15.493 chiunque a fini di lucro:
a) abusivamente duplica, riproduce, trasmette o diffonde in pubblico con qualsiasi procedimento, in tutto o in parte, un'opera dell'ingegno destinata al circuito televisivo, cinematografico, della vendita o del noleggio, dischi, nastri o supporti analoghi ovvero ogni altro supporto contenente fonogrammi o videogrammi di opere musicali, cinematografiche o audiovisive assimilate o sequenze di immagini in movimento;
b) abusivamente riproduce, trasmette o diffonde in pubblico, con qualsiasi procedimento, opere o parti di opere letterarie, drammatiche, scientifiche o didattiche, musicali o drammatico-musicali, ovvero multimediali, anche se inserite in opere collettive o composite o banche dati;
c) pur non avendo concorso alla duplicazione o riproduzione, introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita o la distribuzione, o distribuisce, pone in commercio, concede in noleggio o comunque cede a qualsiasi titolo, proietta in pubblico, trasmette a mezzo della televisione con qualsiasi procedimento, trasmette a mezzo della radio, fa ascoltare in pubblico le duplicazioni o riproduzioni abusive di cui alle lettere a) e b);
d) detiene per la vendita o la distribuzione, pone in commercio, vende, noleggia, cede a qualsiasi titolo, proietta in pubblico, trasmette a mezzo della radio o della televisione con qualsiasi procedimento, videocassette, musicassette, qualsiasi supporto contenente fonogrammi o videogrammi di opere musicali, cinematografiche o audiovisive o sequenze di immagini in movimento, od altro supporto per il quale è prescritta, ai sensi della presente legge, l'apposizione di contrassegno da parte della Società italiana degli autori ed editori (S.I.A.E.), privi del contrassegno medesimo o dotati di contrassegno contraffatto o alterato;
e) in assenza di accordo con il legittimo distributore, ritrasmette o diffonde con qualsiasi mezzo un servizio criptato ricevuto per mezzo di apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni ad accesso condizionato;
f) introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita o la distribuzione, distribuisce, vende, concede in noleggio, cede a qualsiasi titolo, promuove commercialmente, installa dispositivi o elementi di decodificazione speciale che consentono l'accesso ad un servizio criptato senza il pagamento del canone dovuto.
f-bis) fabbrica, importa, distribuisce, vende, noleggia, cede a qualsiasi titolo, pubblicizza per la vendita o il noleggio, o detiene per scopi commerciali, attrezzature, prodotti o componenti ovvero presta servizi che abbiano la prevalente finalità o l'uso commerciale di eludere efficaci misure tecnologiche di cui all'art. 102-quater ovvero siano principalmente progettati, prodotti, adattati o realizzati con la finalità di rendere possibile o facilitare l'elusione di predette misure. Fra le misure tecnologiche sono comprese quelle applicate, o che residuano, a seguito della rimozione delle misure medesime conseguentemente a iniziativa volontaria dei titolari dei diritti o ad accordi tra questi ultimi e i beneficiari di eccezioni, ovvero a seguito di esecuzione di provvedimenti dell'autorità amministrativa o giurisdizionale;
h) abusivamente rimuove o altera le informazioni elettroniche di cui all'articolo 102­ quinquies, ovvero distribuisce, importa a fini di distribuzione, diffonde per radio o per televisione, comunica o mette a disposizione del pubblico opere o altri materiali protetti dai quali siano state rimosse o alterate le informazioni elettroniche stesse.
2. È punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 2.582 a euro 15.493 chiunque:
a) riproduce, duplica, trasmette o diffonde abusivamente, vende o pone altrimenti in commercio, cede a qualsiasi titolo o importa abusivamente oltre cinquanta copie o esemplari di opere tutelate dal diritto d'autore e da diritti connessi;
a-bis) in violazione dell'art. 16, a fini di lucro, comunica al pubblico immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un'opera dell'ingegno protetta dal diritto d'autore, o parte di essa;
b) esercitando in forma imprenditoriale attività di riproduzione, distribuzione, vendita o commercializzazione, importazione di opere tutelate dal diritto d'autore e da diritti connessi, si rende colpevole dei fatti previsti dal comma 1;
c) promuove o organizza le attività illecite di cui al comma 1.
3. La pena è diminuita se il fatto è di particolare tenuità.
4. La condanna per uno dei reati previsti nel comma 1 comporta:
a) l'applicazione delle pene accessorie di cui agli articoli 30 e 32-bis del codice penale;
b) la pubblicazione della sentenza in uno o più quotidiani, di cui almeno uno a diffusione nazionale, e in uno o più periodici specializzati;
c) la sospensione per un periodo di un anno della concessione o autorizzazione di diffusione radiotelevisiva per l'esercizio dell'attività produttiva o commerciale.
5. Gli importi derivanti dall'applicazione delle sanzioni pecuniarie previste dai precedenti commi sono versati all'Ente nazionale di previdenza ed assistenza per i pittori e scultori, musicisti, scrittori ed autori drammatici.
Art. 25-novies
D.Lgs. 231/2001
Delitti in materia di violazione del diritto d'autore
(Art. 171-septies L. 633/1941)
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote.
 
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi ad un anno.
Art. 171-septies L. 633/1941
“1. La pena di cui all'articolo 171-ter, comma 1, si applica anche:
a) ai produttori o importatori dei supporti non soggetti al contrassegno di cui all'articolo 181-bis, i quali non comunicano alla SIAE entro trenta giorni dalla data di immissione in commercio sul territorio nazionale o di importazione i dati necessari alla univoca identificazione dei supporti medesimi;
b) salvo che il fatto non costituisca più grave reato, a chiunque dichiari falsamente l'avvenuto assolvimento degli obblighi di cui all'articolo 181-bis, comma 2, della presente legge”.
Art. 25-novies
D.Lgs. 231/2001
Delitti in materia di violazione del diritto d'autore
(Art. 171-octies L. 633/1941)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi ad un anno.
Art. 171-octies L. 633/1941
“1. Qualora il fatto non costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.582 a euro 25.822 chiunque a fini fraudolenti produce, pone in vendita, importa, promuove, installa, modifica, utilizza per uso pubblico e privato apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica sia digitale. Si intendono ad accesso condizionato tutti i segnali audiovisivi trasmessi da emittenti italiane o estere in forma tale da rendere gli stessi . visibili esclusivamente a gruppi chiusi di utenti selezionati dal soggetto che effettua l'emissione del segnale, indipendentemente dalla imposizione di un canone per la fruizione di tale servizio.
2. La pena non è inferiore a due anni di reclusione e la multa a euro 15.493 se il fatto è di rilevante gravità”.
 

 

n.INDUZIONE A NON RENDERE DICHIARAZIONI O A RENDERE DICHIARAZIONI MENDACI ALL’AUTORITÀ GIUDIZIARIA

[art. 25-decies D.Lgs. 231/2001]
 
NORMA DI
RIFERIMENTO
(del D.Lgs. 231/2001 o di altri corpi normativi)
IL REATO
(O L’ ILLECITO AMMINISTRATIVO)
E LE RELATIVE SANZIONI
LA FATTISPECIE DI REATO
(O DI ILLECITO AMMINISTRATIVO)
Art. 25-decies
D.Lgs. 231/2001
Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria
(Art. 377-bis c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote.
Art. 377-bis c.p. - “Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria”
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, con violenza o minaccia, o con offerta o promessa di danaro o di altra utilità, induce a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci la persona chiamata a rendere davanti all’autorità giudiziaria dichiarazioni utilizzabili in un procedimento penale, quando questa ha facoltà di non rispondere, è punito con la reclusione da due a sei anni”.
 

o.REATI AMBIENTALI

[art. 25-undecies D.Lgs. 231/2001]
 
NORMA DI
RIFERIMENTO
(del D.Lgs. 231/2001 o di altri corpi normativi)
IL REATO
(O L’ ILLECITO AMMINISTRATIVO)
E LE RELATIVE SANZIONI
LA FATTISPECIE DI REATO
(O DI ILLECITO AMMINISTRATIVO)
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Inquinamento ambientale
(Art. 452-bis c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 250 a 600 quote.
 
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito; divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli già concessi; divieto di pubblicizzare beni o servizi.
per un periodo non superiore a un anno.
 
Art. 452-bis c.p. - “Inquinamento ambientale”
“È punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili:
1) delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo;
2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.
Quando l’inquinamento è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata.”
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Disastro ambientale
(Art. 452-quater c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 400 a 800 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito; divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli già concessi; divieto di pubblicizzare beni o servizi.
Art. 452-quater c.p. - “Disastro ambientale”
“Fuori dai casi previsti dall’articolo 434, chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni. Costituiscono disastro ambientale alternativamente:
1) l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema;
2) l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali;
3) l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo.
Quando il disastro è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata.”
 
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Delitti colposi contro l’ambiente
(Art. 452-quinquies c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 200 a 500 quote.
Art. 452-quinquies c.p. - “Delitti colposi contro l’ambiente”
“Se taluno dei fatti di cui agli articoli 452-bis e 452-quater è commesso per colpa, le pene previste dai medesimi articoli sono diminuite da un terzo a due terzi.
Se dalla commissione dei fatti di cui al comma precedente deriva il pericolo di inquinamento ambientale o di disastro ambientale le pene sono ulteriormente diminuite di un terzo.”
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività
(Art. 452-sexies c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 250 a 600 quote.
Art. 452-sexies c.p. - “Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività”
“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 50.000 chiunque abusivamente cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona o si disfa illegittimamente di materiale ad alta radioattività. La pena di cui al primo comma è aumentata se dal fatto deriva il pericolo di compromissione o deterioramento:
1) delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo;
2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.
Se dal fatto deriva pericolo per la vita o per l’incolumità delle persone, la pena è aumentata fino alla metà.”
 
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Circostanze aggravanti
(Art. 452-octies c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 300 a 1.000 quote.
Art. 452-octies c.p. - “Circostanze aggravanti”
“Quando l’associazione di cui all’articolo 416 è diretta, in via esclusiva o concorrente, allo scopo di commettere taluno dei delitti previsti dal presente titolo, le pene previste dal medesimo articolo 416 sono aumentate.
Quando l’associazione di cui all’articolo 416-bis è finalizzata a commettere taluno dei delitti previsti dal presente titolo ovvero all’acquisizione della gestione o comunque del controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti o di servizi pubblici in materia ambientale, le pene previste dal medesimo articolo 416-bis sono aumentate.
Le pene di cui ai commi primo e secondo sono aumentate da un terzo alla metà se dell’associazione fanno parte pubblici ufficiali o incaricati di un pubblico servizio che esercitano funzioni o svolgono servizi in materia ambientale.”
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette
(Art. 727-bis c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 100 a 250 quote.
 
Art. 727-bis c.p. - “Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette”
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, fuori dai casi consentiti, uccide, cattura o detiene esemplari appartenenti ad una specie animale selvatica protetta  è punito con l'arresto da uno a sei mesi o con l'ammenda fino a 4. 000 euro, salvo i casi in cui l'azione riguardi una quantità trascurabile di tali esemplari e abbia un impatto trascurabile sullo stato di conservazione della specie. Chiunque, fuori dai casi consentiti, distrugge, preleva o detiene esemplari appartenenti ad una specie vegetale selvatica protetta  è punito con l'ammenda fino a 4. 000 euro, salvo i casi in cui l'azione riguardi una quantità trascurabile di tali esemplari e abbia un impatto trascurabile sullo stato di conservazione della specie.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Distruzione o deterioramento di habitat all'interno di un sito protetto
(Art. 733-bis c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 150 a 250 quote.
 
Art. 733-bis c.p. - “Distruzione o deterioramento di habitat all'interno di un sito protetto”
Chiunque, fuori dai casi consentiti, distrugge un habitat all'interno di un sito protetto o comunque lo deteriora compromettendone lo stato di conservazione,  è punito con l'arresto fino a diciotto mesi e con l'ammenda non inferiore a 3. 000 euro”.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Scarico di acque reflue industriali contenenti le sostanze pericolose comprese nelle famiglie e nei gruppi di sostanze indicate nelle tabelle 5 e 3/A dell'Allegato 5, parte terza, TUA
(Art. 137 c. 2, 3 e 5 D.Lgs. 152/2006)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 150 a  250 quote per i commi 3 e 5 primo periodo.
  • Da 200 a 300 quote per i commi 2 e 5 secondo periodo
 
Sanzione interdittiva fino a 6 mesi (solo c. 2 e 5 secondo periodo)
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi.
Art. 137 D.Lgs. 152/06 - “Sanzioni penali” (per scarichi di acque reflue industriali, senza autorizzazione), c. 2, 3, 5.
 
2. Quando le condotte descritte al comma 1 riguardano gli scarichi di acque reflue industriali contenenti le sostanze pericolose comprese nelle famiglie e nei gruppi di sostanze indicate nelle tabelle 5 e 3/A dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto, la pena è dell'arresto da tre mesi a tre anni anni e dell’ammenda da cinquemila euro a cinquantaduemila euro.
3. Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui al comma 5 o di cui all’articolo 29-quattuordecies, comma 3, effettui uno scarico di acque reflue industriali contenenti le sostanze pericolose comprese nelle famiglie e nei gruppi di sostanze indicate nelle tabelle 5 e 3/A dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto senza osservare le prescrizioni dell'autorizzazione, o le altre prescrizioni dell'autorità competente a norma degli articoli 107, comma 1, e 108, comma 4, è punito con l'arresto fino a due anni.
5. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, in relazione alle sostanze indicate nella tabella 5 dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto, nell'effettuazione di uno scarico di acque reflue industriali, superi i valori limite fissati nella tabella 3 o, nel caso di scarico sul suolo, nella tabella 4 dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto, oppure i limiti più restrittivi fissati dalle regioni o dalle province autonome o dall'Autorita' competente a norma dell'articolo 107, comma 1,  è punito con l'arresto fino a due anni e con l'ammenda da tremila euro a trentamila euro(*). Se sono superati anche i valori limite fissati per le sostanze contenute nella tabella 3/A del medesimo Allegato 5, si applica l'arresto da sei mesi a tre anni e l'ammenda da seimila euro a centoventimila euro.
 
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Scarichi nel suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee                      
(Art. 137 c. 11 D.Lgs. 152/06)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 200 a 300 quote.
 
Sanzione interdittiva fino a 6 mesi
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
 
Art. 137 D.Lgs. 152/06 - “Sanzioni penali” (per scarichi sul suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee), c. 11
11. Chiunque non osservi i divieti di scarico previsti dagli articoli 103 e 104 è punito con l'arresto sino a tre anni.
 
ART 103 (Scarichi sul suolo):
1. È vietato lo scarico sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo, fatta eccezione:
a) per i casi previsti dall'articolo 100, comma 3;
b) per gli scaricatori di piena a servizio delle reti fognarie;
c) per gli scarichi di acque reflue urbane e industriali per i quali sia accertata l'impossibilità tecnica o l'eccessiva onerosità, a fronte dei benefici ambientali conseguibili, a recapitare in corpi idrici superficiali, purché gli stessi siano conformi ai criteri ed ai valori-limite di emissione fissati a tal fine dalle regioni ai sensi dell'articolo 101, comma 2. Sino all'emanazione di nuove norme regionali si applicano i valori limite di emissione della Tabella 4 dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto;
d) per gli scarichi di acque provenienti dalla lavorazione di rocce naturali nonché dagli impianti di lavaggio delle sostanze minerali, purché i relativi fanghi siano costituiti esclusivamente da acqua e inerti naturali e non comportino danneggiamento delle falde acquifere o instabilità dei suoli;
e) per gli scarichi di acque meteoriche convogliate in reti fognarie separate;
f) per le acque derivanti dallo sfioro dei serbatoi idrici, dalle operazioni di manutenzione delle reti idropotabili e dalla manutenzione dei pozzi di acquedotto.
2. Al di fuori delle ipotesi previste al comma 1, gli scarichi sul suolo esistenti devono essere convogliati in corpi idrici superficiali, in reti fognarie ovvero destinati al riutilizzo in conformità alle prescrizioni fissate con il decreto di cui all'articolo 99, comma 1. In caso di mancata ottemperanza agli obblighi indicati, l'autorizzazione allo scarico si considera a tutti gli effetti revocata.
3. Gli scarichi di cui alla lettera c) del comma 1 devono essere conformi ai limiti della Tabella 4 dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto. Resta comunque fermo il divieto di scarico sul suolo delle sostanze indicate al punto 2.1 dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto.
 
ART 104 (Scarichi nel sottosuolo e nelle acque sotterranee):
1. È vietato lo scarico diretto nelle acque sotterranee e nel sottosuolo.
2. In deroga a quanto previsto al comma 1, l'autorità competente, dopo indagine preventiva, può autorizzare gli scarichi nella stessa falda delle acque utilizzate per scopi geotermici, delle acque di infiltrazione di miniere o cave o delle acque pompate nel corso di determinati lavori di ingegneria civile, ivi comprese quelle degli impianti di scambio termico.
3. In deroga a quanto previsto al comma 1, per i giacimenti a mare, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, d’intesa con il Ministero dello sviluppo economico e, per i giacimenti a terra, ferme restando le competenze del Ministero dello sviluppo economico in materia di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, le regioni possono autorizzare lo scarico di acque risultanti dall’estrazione di idrocarburi nelle unità geologiche profonde da cui gli stessi idrocarburi sono stati estratti ovvero in unità dotate delle stesse caratteristiche che contengano, o abbiano contenuto, idrocarburi, indicando le modalità di scarico Lo scarico non deve contenere altre acque di scarico o altre sostanze pericolose diverse, per qualità e quantità, da quelle derivanti dalla separazione degli idrocarburi. Le relative autorizzazioni sono rilasciate con la prescrizione delle precauzioni tecniche necessarie a garantire che le acque di scarico non possano raggiungere altri sistemi idrici o nuocere ad altri ecosistemi.
4. In deroga a quanto previsto al comma 1, l'autorità competente, dopo indagine preventiva anche finalizzata alla verifica dell'assenza di sostanze estranee, può autorizzare gli scarichi nella stessa falda delle acque utilizzate per il lavaggio e la lavorazione degli inerti, purché i relativi fanghi siano costituiti esclusivamente da acqua ed inerti naturali ed il loro scarico non comporti danneggiamento alla falda acquifera. A tal fine, l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (ARPA) competente per territorio, a spese del soggetto richiedente l'autorizzazione, accerta le caratteristiche quantitative e qualitative dei fanghi e l'assenza di possibili danni per la falda, esprimendosi con parere vincolante sulla richiesta di autorizzazione allo scarico.
5. Per le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi o gassosi in mare, lo scarico delle acque diretto in mare avviene secondo le modalità previste dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con proprio decreto, purché la concentrazione di oli minerali sia inferiore a 40 mg/l. Lo scarico diretto a mare è progressivamente sostituito dalla iniezione o reiniezione in unità geologiche profonde, non appena disponibili pozzi non più produttivi ed idonei all'iniezione o reiniezione, e deve avvenire comunque nel rispetto di quanto previsto dai commi 2 e 3.
6. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, in sede di autorizzazione allo scarico in unità geologiche profonde di cui al comma 3, autorizza anche lo scarico diretto a mare, secondo le modalità previste dai commi 5 e 7, per i seguenti casi:
a) per la frazione di acqua eccedente, qualora la capacità del pozzo iniettore o reiniettore non sia sufficiente a garantire la ricezione di tutta l'acqua risultante dall'estrazione di idrocarburi;
b) per il tempo necessario allo svolgimento della manutenzione, ordinaria e straordinaria, volta a garantire la corretta funzionalità e sicurezza del sistema costituito dal pozzo e dall'impianto di iniezione o di reiniezione.
7. Lo scarico diretto in mare delle acque di cui ai commi 5 e 6 è autorizzato previa presentazione di un piano di monitoraggio volto a verificare l'assenza di pericoli per le acque e per gli ecosistemi acquatici.
8. Al di fuori delle ipotesi previste dai commi 2, 3, 5 e 7, gli scarichi nel sottosuolo e nelle acque sotterranee, esistenti e debitamente autorizzati, devono essere convogliati in corpi idrici superficiali ovvero destinati, ove possibile, al riciclo, al riutilizzo o all'utilizzazione agronomica. In caso di mancata ottemperanza agli obblighi indicati, l'autorizzazione allo scarico è revocata.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Scarico nelle acque del mare di sostanze o materiali vietati da parte di navi o aereomobili
(Art. 137 c. 13 D.Lgs. 152/2006)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 150 a 250 quote.
 
Art. 137 D.Lgs. 152/2006 - “Sanzioni penali” (per scarichi nelle acque del mare di sostanze o materiali vietati da parte di navi o aereomobili), c. 13.
13. Si applica sempre la pena dell'arresto da due mesi a due anni se lo scarico nelle acque del mare da parte di navi od aeromobili contiene sostanze o materiali per i quali è imposto il divieto assoluto di sversamento ai sensi delle disposizioni contenute nelle convenzioni internazionali vigenti in materia e ratificate dall'Italia, salvo che siano in quantità tali da essere resi rapidamente innocui dai processi fisici, chimici e biologici, che si verificano naturalmente in mare e purchè in presenza di preventiva autorizzazione da parte dell'autorità competente.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione
(Art. 256 c. 1 D.Lgs. 152/2006)
 
Sanzione pecuniaria:
  •  da 100 a 250 quote per la lettera a)
  • Da 150 a 250 quote per la lettera b)
Art. 256 D.Lgs. 152/2006 - “Attività di gestione di rifiuti non autorizzata”, c. 1.
“Fuori dai casi sanzionati ai sensi dell’articolo 29-quattordecies, comma 1, chiunque effettua una attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli articoli 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 è punito:a) con la pena dell'arresto da tre mesi a un anno o con l'ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti non pericolosi;
b) con la pena dell'arresto da sei mesi a due anni e con l'ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti pericolosi”.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Realizzazione o gestione di una discarica non autorizzata
(Art. 256 c. 3, D.Lgs. 152/2006)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 150 a 250 quote per il primo periodo
  • Da 200  a 300 quote per il secondo periodo
 
Sanzione interdittiva fino a 6 mesi per il secondo periodo
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi.
Art. 256 D.Lgs. 152/2006 - “Attività di gestione di rifiuti non autorizzata”, c. 3.
“Fuori dai casi sanzionati ai sensi dell’articolo 29-quattordecies, comma 1, Chiunque realizza o gestisce una discarica non autorizzata è punito con la pena dell'arresto da sei mesi a due anni e con l'ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro. Si applica la pena dell'arresto da uno a tre anni e dell'ammenda da euro cinquemiladuecento a euro cinquantaduemila se la discarica è destinata, anche in parte, allo smaltimento di rifiuti pericolosi
Alla sentenza di condanna o alla sentenza emessa ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, consegue la confisca dell'area sulla quale è realizzata la discarica abusiva se di proprietà dell'autore o del compartecipe al reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica o di ripristino dello stato dei luoghi.”.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Miscelazione di rifiuti pericolosi
(Art. 256 c. 5 D.Lgs. 152/2006)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 150 a 250 quote
 
Art. 256 D.Lgs. 152/2006 - “Attività di gestione di rifiuti non autorizzata”, c. 5.
“Chiunque, in violazione del divieto di cui all'articolo 187, effettua attività non consentite di miscelazione di rifiuti, è punito con la pena di cui al comma 1, lettera b)”.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Deposito temporaneo presso il luogo di produzione di rifiuti sanitari pericolosi
(Art. 256 c. 6 primo periodo D.Lgs. 152/2006)
 
Sanzione pecuniaria:
  •  Da 100 a 250 quote
Art. 256 D.Lgs. 152/2006 - “Attività di gestione di rifiuti non autorizzata”, c. 6 primo periodo.
“Chiunque effettua il deposito temporaneo presso il luogo di produzione di rifiuti sanitari pericolosi, con violazione delle disposizioni di cui all'articolo 227, comma 1, lettera b), è punito con la pena dell'arresto da tre mesi ad un anno o con la pena dell'ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro”.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o delle acque sotterranee con il superamento delle concentrazioni soglia di rischio
(Art. 257 c. 1 D.Lgs. 152/06)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 100 a 250 quote.
Art. 257 D.Lgs. 152/2006 - “Bonifica dei siti”, c. 1.
“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque cagiona l'inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o delle acque sotterranee con il superamento delle concentrazioni soglia di rischio è punito con la pena dell'arresto da sei mesi a un anno o con l'ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro, se non provvede alla bonifica in conformità al progetto approvato dall'autorità competente nell'ambito del procedimento di cui agli articoli 242 e seguenti. In caso di mancata effettuazione della comunicazione di cui all'articolo 242, il trasgressore è punito con la pena dell'arresto da tre mesi a un anno o con l'ammenda da mille euro a ventiseimila euro”.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Inquinamento, provocato da sostanze pericolose del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o delle acque sotterranee con il superamento delle concentrazioni soglia di rischio
(Art. 257 c. 2 D.Lgs. 152/06)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 150 a 250 quote.
Art. 257 D.Lgs. 152/2006 - “Bonifica dei siti”, c. 2.
“Si applica la pena dell'arresto da un anno a due anni e la pena dell'ammenda da cinquemiladuecento euro a cinquantaduemila euro se l'inquinamento è provocato da sostanze pericolose”.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari (Art. 258 c. 4 secondo periodo D.Lgs. 152/2006)
 
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 150 a 250 quote.
Art. 258 D.Lgs. 152/2006 - “Violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari”, c. 4 secondo periodo.
Si applica la pena di cui all'articolo 483 del codice penale a chi, nella predisposizione di un certificato di analisi di rifiuti, fornisce false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti e a chi fa uso di un certificato falso durante il trasporto”.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Traffico illecito di rifiuti
(Art. 259 c. 1 D.Lgs. 152/2006)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 150 a 250 quote.
Art. 259 D.Lgs. 152/2006 - “Traffico illecito di rifiuti”, c. 1
“Chiunque effettua una spedizione di rifiuti costituente traffico illecito ai sensi dell'art. 26 del regolamento (CEE) 1° febbraio 1993, n. 259, o effettua una spedizione di rifiuti elencati nell'Allegato II del citato regolamento in violazione dell'articolo 1, comma 3, lettere a), b), c) e d), del regolamento stesso è punito con la pena dell'ammenda da millecinquecentocinquanta euro a ventiseimila euro e con l'arresto fino a due anni. La pena è aumentata in caso di spedizione di rifiuti pericolosi”.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti
(Art. 452-quaterdecies, c. 1 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 300 a 500 quote.
 
 
Sanzione interdittiva fino a 6 mesi
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
 
 
Sanzione interdittiva definitiva (se l'ente o una sua unita' organizzativa vengono stabilmente utilizzati allo scopo unico o prevalente di consentire o agevolare la commissione del reato)
Art. 452-quaterdecies c.p. - “Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”, c. 1
“Chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l'allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa, o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti è punito con la reclusione da uno a sei anni”.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti ad alta radioattività
(Art. 452-quaterdecies, c. 2 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 400 a 800 quote.
Art. 452-quaterdecies c.p. - “Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”, c. 2.
“Se si tratta di rifiuti ad alta radioattività si applica la pena della reclusione da tre a otto anni”.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
False indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti o inserimento di un certificato falso nei dati da fornire ai fini della tracciabilità dei rifiuti
(Art. 260-bis c. 6 D.Lgs. 152/2006)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 150 a 250 quote.
Art. 260-bis D.Lgs. 152/2006 - “Sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti”, c. 6.
“Si applica la pena di cui all'articolo 483 c.p. a colui che, nella predisposizione di un certificato di analisi di rifiuti, utilizzato nell'ambito del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti fornisce false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti e a chi inserisce un certificato falso nei dati da fornire ai fini della tracciabilità dei rifiuti”.
 
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Uso di un certificato di analisi di rifiuti contenente false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti trasportati
(Art. 260-bis c. 7 secondo e terzo periodo e 8 primo periodo D.Lgs. 152/2006)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 150 a 250 quote
Art. 260-bis D.Lgs. 152/2006 - “Sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti”, c. 7 secondo e terzo periodo.
 
“Si applica la pena di cui all'art. 483 del codice penale in caso di trasporto di rifiuti pericolosi. Tale ultima pena si applica anche a colui che, durante il trasporto fa uso di un certificato di analisi di rifiuti contenente false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti trasportati”.
 
Comma 8, primo periodo:” Il trasportatore che accompagna il trasporto di rifiuti con una copia cartacea della scheda SISTRI - AREA Movimentazione fraudolentemente alterata è punito con la pena prevista dal combinato disposto degli articoli 477 e 482 del codice penale”.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Alterazione fraudolenta di una copia cartacea della scheda SISTRI – AREA Movimentazione da parte del trasportatore
(Art. 260-bis c.8 secondo periodo D.Lgs. 152/2006)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 200 a 300 quote
Art. 260-bis D.Lgs. 152/2006 - “Sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti”, c. 8.
“La pena è aumentata fino a un terzo in caso di rifiuti pericolosi”.
 
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Superamento, nell’esercizio di uno stabilimento, dei valori limite di emissione che determina anche il superamento dei valori limite di qualità dell’aria
(Art. 279 c. 5 D.Lgs. 152/2006)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 100 a 250 quote
Art. 279 D.Lgs. 152/2006 - “Sanzioni” (per il “Superamento dei valori limite di emissione e dei valori limite di qualità dell’aria”), c. 5
“Nei casi previsti dal comma 2 si applica sempre la pena dell'arresto fino ad un anno se il superamento dei valori limite di emissione determina anche il superamento dei valori limite di qualità dell'aria previsti dalla vigente normativa”.
 [Art. 279 comma 2 D.Lgs. 152/06]
“Chi, nell'esercizio di uno stabilimento, viola i valori limite di emissione o le prescrizioni stabiliti dall'autorizzazione, dagli Allegati I, II, III o V alla parte quinta del presente decreto, dai piani e dai programmi o dalla normativa di cui all'articolo 271 o le prescrizioni altrimenti imposte dall'autorità competente ai sensi del presente titolo  è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda fino a 1.032 euro. Se i valori limite o le prescrizioni violati sono contenuti nell'autorizzazione integrata ambientale si applicano le sanzioni previste dalla normativa che disciplina tale autorizzazione.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Importazione, esportazione o riesportazione di esemplari appartenenti a specie animali e vegetali in via di estinzione (allegato A Reg. CE 338/97), senza il prescritto certificato o licenza o con certificato o licenza non validi o omissione dell’osservanza delle prescrizioni finalizzate all’incolumità degli esemplari
(art. 1 c. 1 e 2 Legge 7 febbraio 1992 n. 150)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 100a 250 quote per il comma 1
  • Da 150 a 250 quote per il comma 2
Art. 1 Legge 7 febbraio 1992 n. 150 (“Commercio internazionale di specie animali e vegetali in via di estinzione”), c. 1 e c.2
1. “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con l’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da euro quindicimila a euro centocinquantamila chiunque in violazione di quanto previsto dal regolamento (CE) 338/97 del Consiglio del 9 dicembre 1996, e successive attuazioni e modificazioni, per gli esemplari appartenenti alle specie elencate nell’allegato A del Regolamento medesimo e successive modificazioni:
a) importa, esporta o riesporta esemplari, sotto qualsiasi regime doganale, senza il prescritto certificato o licenza, ovvero con certificato o licenza non validi ai sensi dell’articolo 11, comma 2a del regolamento (CE) 338/97 del Consiglio del 9 dicembre 1996, e successive attuazioni e modificazioni;
b) omette di osservare le prescrizioni finalizzate all’incolumità degli esemplari, specificate in una licenza o in un certificato rilasciati in conformità al Regolamento (CE) 338/97 del Consiglio del 9 dicembre 1996, e successive attuazioni e modificazioni e del Regolamento (CE) n. 939/97 della Commissione del 26 maggio 1997 e successive modificazioni;
c) utilizza i predetti esemplari in modo difforme dalle prescrizioni contenute nei provvedimenti autorizzativi o certificativi rilasciati unitamente alla licenza di importazione o certificati successivamente;
d) trasporta o fa transitare, anche per conto terzi, esemplari senza la licenza o il certificato prescritti, rilasciati in conformità del regolamento (CE) 338/97 del Consiglio del 9 dicembre 1996, e successive attuazioni e modificazioni e del Regolamento (CE) n. 939/97 della Commissione del 26 maggio 1997 e successive modificazioni e, nel caso di esportazione o riesportazione da un Paese terzo parte contraente della Convenzione di Washington, rilasciati in conformità della stessa, ovvero senza una prova sufficiente della loro esistenza;
e) commercia piante riprodotte artificialmente in contrasto con le prescrizioni stabilite in base all’articolo 7, paragrafo 1, lettera b), del Regolamento (CE) 338/97 del Consiglio del 9 dicembre 1996, e successive attuazioni e modificazioni e del Regolamento (CE) n. 939/97 della Commissione del 26 maggio 1997 e successive modificazioni;
f) detiene, utilizza per scopi di lucro, acquista, vende, espone o detiene per la vendita o per fini commerciali, offre in vendita o comunque cede esemplari senza la prescritta documentazione”.
 
2. “In caso di recidiva, si applica la sanzione dell’arresto da uno a tre anni e dell’ammenda da euro trentamila a euro trecentomila. Qualora il reato suddetto viene commesso nell’esercizio di attività di impresa, alla condanna consegue la sospensione della licenza da un minimo di sei mesi ad un massimo di diciotto mesi”.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Importazione, esportazione o riesportazione di esemplari appartenenti a specie animali e vegetali in via di estinzione (allegati B e C del Reg. CE 338/97), senza il prescritto certificato o licenza o con certificato o licenza non validi o omissione dell’osservanza delle prescrizioni finalizzate all’incolumità degli esemplari
(Art. 2 c. 1 e 2 Legge 7 febbraio 1992 n. 150)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da  100 a 250 quote
Art. 2 Legge 7 febbraio 1992 n. 150 (“Commercio internazionale di specie animali e vegetali in via di estinzione”), c. 1, 2.
1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con l’ammenda da euro ventimila a euro duecentomila o con l'arresto da sei mesi ad un anno, chiunque in violazione di quanto previsto dal regolamento (CE) 338/97 del Consiglio del 9 dicembre 1996, e successive attuazioni e modificazioni, per gli esemplari appartenenti alle specie elencate negli allegati B e C del Regolamento medesimo:
a) importa, esporta o riesporta esemplari, sotto qualsiasi regime doganale, senza il prescritto certificato o licenza, ovvero con certificato o licenza non validi ai sensi dell’articolo 11, comma 2a del regolamento (CE) 338/97 del Consiglio del 9 dicembre 1996, e successive attuazioni e modificazioni;
b) omette di osservare le prescrizioni finalizzate all’incolumità degli esemplari, specificate in una licenza o in un certificato rilasciati in conformità al Regolamento (CE) 338/97 del Consiglio del 9 dicembre 1996, e successive attuazioni e modificazioni e del Regolamento (CE) n. 939/97 della Commissione del 26 maggio 1997 e successive modificazioni;
c) utilizza i predetti esemplari in modo difforme dalle prescrizioni contenute nei provvedimenti autorizzativi o certificativi rilasciati unitamente alla licenza di importazione o certificati successivamente;
d) trasporta o fa transitare, anche per conto terzi, esemplari senza licenza o il certificato prescritti, rilasciati in conformità del regolamento (CE) 338/97 del Consiglio del 9 dicembre 1996, e successive attuazioni e modificazioni e del Regolamento (CE) n. 939/97 della Commissione del 26 maggio 1997 e successive modificazioni e, nel caso di esportazione o riesportazione da un Paese terzo parte contraente della Convenzione di Washington, rilasciati in conformità della stessa, ovvero senza una prova sufficiente della loro esistenza;
e) commercia piante riprodotte artificialmente in contrasto con le prescrizioni stabilite in base all’articolo 7, paragrafo 1, lettera b), del Regolamento (CE) 338/97 del Consiglio del 9 dicembre 1996, e successive attuazioni e modificazioni e del Regolamento (CE) n. 939/97 della Commissione del 26 maggio 1997 e successive modificazioni;
f) detiene, utilizza per scopi di lucro, acquista, vende, espone o detiene per la vendita o per fini commerciali, offre in vendita o comunque cede esemplari senza la prescritta documentazione, limitatamente alle specie di cui all'Allegato B del Regolamento.
2. In caso di recidiva, si applica la pena dell’arresto da sei mesi a diciotto mese e dell’ammenda da euro ventimila a euro duecentomila. Qualora il reato suddetto viene commesso nell’esercizio di attività di impresa, alla condanna consegue la sospensione della licenza da un minimo di sei mesi ad un massimo di diciotto mesi.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Falsificazione o alterazione di certificati, licenze, notifiche di importazione, dichiarazioni, comunicazioni di informazioni al fine di acquisizione di una licenza o di un certificate, di uso di certificate o licenze falsi o alterati
(Art. 3-bis c. 1 Legge 7 febbraio 1992 n. 150)
 
Sanzione pecuniaria:
  •  Da 100 a 250 quote per reati con pena non superiore ad un anno di reclusione
  • Da 150 a 250 quote per reati con pena non superiore a due anni di reclusione
  • Da 200 a 300 quote per reati con pena non superiore a tre anni di reclusione
  • Da 300 a 500 quote per reati con pena superiore a tre anni di reclusione
Art. 3-bis Legge 7 febbraio 1992 n. 150 (“Commercio internazionale di specie animali e vegetali in via di estinzione”), c. 1.
“Alle fattispecie previste dall'articolo 16, paragrafo 1 lettere a), c), d), e), ed l) del Regolamento (CE) n. 338/97 del Consiglio del 9 dicembre 1996 e successive modificazioni in materia di falsificazione o alterazione di certificati, licenze, notifiche di importazione, dichiarazioni, comunicazioni di informazioni al fine di acquisizione di una licenza o di un certificato, di uso di certificati o licenze falsi o alterati si applicano le pene di cui al Libro II, Titolo VII, Capo III del Codice Penale”.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Detenzione di esemplari vivi di mammiferi e rettili di specie selvatica ed esemplari vivi di mammiferi e rettili provenienti da riproduzioni in cattività
(Art. 6 c. 4 Legge 7 febbraio 1992 n. 150)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 100 a 250 quote
Art. 6 Legge 7 febbraio 1992 n. 150 (“Commercio internazionale di specie animali e vegetali in via di estinzione”), c. 4.
“Chiunque contravviene alle disposizioni di cui al comma 1 è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da euro quindicimila a euro trecentomila.
[Art. 6 C. 1]
“Fatto salvo quanto previsto dalla L. 11 febbraio 1992, n. 157, è vietato a chiunque detenere esemplari vivi di mammiferi e rettili di specie selvatica ed esemplari vivi di mammiferi e rettili provenienti da riproduzioni in cattività che costituiscano pericolo per la salute e per l’incolumità pubblica”.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Impiego delle sostanze lesive dell’ozono
(Art. 3 c. 6 Legge 28 dicembre 1993 n. 549)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 150 a 250 quote
Art. 3 c. 6 Legge 28 dicembre 1993 n. 549 - “Cessazione e riduzione dell’impiego delle sostanze lesive dell’ozono”
“Chiunque viola le disposizioni di cui al presente articolo è punito con l'arresto fino a due anni e con l'ammenda fino al triplo del valore delle sostanze utilizzate per fini produttivi, importate o commercializzate. Nei casi più gravi, alla condanna consegue la revoca dell'autorizzazione o della licenza in base alla quale viene svolta l'attività costituente illecito”.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Versamento doloso in mare di sostanze inquinanti o sversamento di dette sostanze provocato dalle navi
(Art. 8 c. 1 e 2, D.Lgs. 6 novembre 2007 n. 202)
 
Sanzione pecuniaria:
  • Da 150 a 250 quote per il comma 1
  • Da 200 a 300 quote per il comma 2
 
Sanzione interdittiva fino a 6 mesi
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
 
Sanzione interdittiva definitiva (se l'ente o una sua unità organizzativa vengono stabilmente utilizzati allo scopo unico o prevalente di consentire o agevolare la commissione del reato)
Art. 8 D.Lgs. 6 novembre 2007 n. 202 - “Inquinamento doloso”, c. 1, 2
1. “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il Comandante di una nave, battente qualsiasi bandiera, nonché i membri dell'equipaggio, il proprietario e l'armatore della nave, nel caso in cui la violazione sia avvenuta con il loro concorso, che dolosamente violano le disposizioni dell'art. 4 sono puniti con l'arresto da sei mesi a due anni e con l'ammenda da euro 10.000 ad euro 50.000”.
2. “Se la violazione di cui al comma 1 causa danni permanenti o, comunque, di particolare gravità, alla qualità delle acque, a specie animali o vegetali o a parti di queste, si applica l'arresto da uno a tre anni e l'ammenda da euro 10.000 ad euro 80.000”.
Art. 25-undecies
D.Lgs. 231/2001
Versamento colposo in mare di sostanze inquinanti o sversamento di dette sostanze provocato dalle navi
(Art. 9 c. 1 e 2, D.Lgs. 6 novembre 2007 n. 202)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 250 quote per il comma 1
  • Da 150 a 250 quote per il comma 2
 
Sanzione interdittiva fino a 6 mesi per il comma 2
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
 
Art. 9 D.Lgs. 6 novembre 2007 n. 202 - “Inquinamento colposo”, c. 1 e 2
1. “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il Comandante di una nave, battente qualsiasi bandiera, nonché i membri dell'equipaggio, il proprietario e l'armatore della nave, nel caso in cui la violazione sia avvenuta con la loro cooperazione, che violano per colpa le disposizioni dell'art. 4, sono puniti con l'ammenda da euro 10.000 ad euro 30.000”.
2. “Se la violazione di cui al comma 1 causa danni permanenti o, comunque, di particolare gravità, alla qualità delle acque, a specie animali o vegetali o a parti di queste, si applica l'arresto da sei mesi a due anni e l'ammenda da euro 10.000 ad euro 30.000”.
 

 

p.REATI TRANSNAZIONALI

      [art. 10 L. 146/2006]                                                                     
 
NORMA DI
RIFERIMENTO
(del D.Lgs. 231/2001 o di altri corpi normativi)
IL REATO
(O L’ ILLECITO AMMINISTRATIVO)
E LE RELATIVE SANZIONI
LA FATTISPECIE DI REATO
(O DI ILLECITO AMMINISTRATIVO)
Art. 10
L. 146/2006
Associazione per delinquere
(Art. 416 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Art. 416 c.p. - “Associazione per delinquere”.
“Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti, coloro che promuovono o costituiscono od organizzano l'associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da tre a sette anni.
Per il solo fatto di partecipare all'associazione, la pena  è della reclusione da uno a cinque anni.
I capi soggiacciono alla stessa pena stabilita per i promotori.
Se gli associati scorrono in armi le campagne o le pubbliche vie si applica la reclusione da cinque a quindici anni.
La pena  è aumentata se il numero degli associati  è di dieci o più.
Se l’associazione è diretta a commettere taluno dei delitti di cui agli artt. 600, 601 e 602 nonché all’articolo 12, comma 3 bis, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, si applica la reclusione da cinque a quindici anni nei casi previsti dal primo comma e da quattro a nove anni nei casi previsti dal secondo comma”.
Se l'associazione è diretta a commettere taluno dei delitti previsti dagli articoli 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1, 600-quinquies, 609-bis, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto, e 609-undecies, si applica la reclusione da quattro a otto anni nei casi previsti dal primo comma e la reclusione da due a sei anni nei casi previsti dal secondo comma
Art. 10
L. 146/2006
Associazione di tipo mafioso
(Art. 416-bis c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Art. 416 bis c.p. - “Associazione di tipo mafioso”.
“Chiunque fa parte di un'associazione di tipo mafioso formata da tre o più persone, è punito con la reclusione da da dieci a quindici anni.
Coloro che promuovono, dirigono o organizzano l'associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da dodici a diciotto anni.
L'associazione  è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.
Se l'associazione  è armata si applica la pena della reclusione da dodici a venti anni nei casi previsti dal primo comma e da quindici a ventisei anni nei casi previsti dal secondo comma.
L'associazione si considera armata quando i partecipanti hanno la disponibilità, per il conseguimento della finalità dell'associazione, di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito”.
Se le attività economiche di cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto, o il profitto di delitti, le pene stabilite nei commi precedenti sono aumentate da un terzo alla metà.
Nei confronti del condannato  è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l'impiego.
Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alla camorra, alla ‘ndrangheta e alle altre associazioni, anche straniere, comunque localmente denominate, che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso.
Art. 10
L. 146/2006
Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope
(Art. 74 D.P.R. 9.10.1990 n. 309)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
Art. 74 D.P.R. 9.10.1990 n. 309- “Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope”.
“Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti tra quelli previsti dall'articolo 70, commi 4, 6 e 10, escluse le operazioni relative alle sostanze di cui alla categoria III dell'allegato I al regolamento (CE) n. 273/2004 e dell'allegato al regolamento n. 111/2005, ovvero dall'articolo 73, chi promuove, costituisce, dirige, organizza o finanzia l'associazione è punito per ciò solo con la reclusione non inferiore a venti anni.
Chi partecipa all'associazione è punito con la reclusione non inferiore a dieci anni.
La pena è aumentata se il numero degli associati è di dieci o più o se tra i partecipanti vi sono persone dedite all'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope.
Se l'associazione è armata la pena, nei casi indicati dai commi 1 e 3, non può essere inferiore a ventiquattro anni di reclusione e, nel caso previsto dal comma 2, a dodici anni di reclusione. L'associazione si considera armata quando i partecipanti hanno la disponibilità di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito.
La pena è aumentata se ricorre la circostanza di cui alla lettera e) del comma 1 dell'articolo 80.
Se l'associazione è costituita per commettere i fatti descritti dal comma 5 dell'articolo 73, si applicano il primo e il secondo comma dell'art. 416 del codice penale.
Le pene previste dai commi da 1 a 6 sono diminuite dalla metà a due terzi per chi si sia efficacemente adoperato per assicurare le prove del reato o per sottrarre all'associazione risorse decisive per la commissione dei delitti.
Quando in leggi e decreti è richiamato il reato previsto dall'articolo 75 della legge 22 dicembre 1975, n. 685, abrogato dall'articolo 38, comma 1, della legge 26 giugno 1990, n. 162, il richiamo si intende riferito al presente articolo”.
Art. 10
L. 146/2006
Associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri
(Art. 291-quater D.P.R.23.1.1973 n. 43)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1000 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da un anno a due anni.
 
Art. 291-quater D.P.R. 23.1.1973 n. 43- “Associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri”.
Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti tra quelli previsti dall'articolo 291-bis, coloro che promuovono, costituiscono, dirigono, organizzano o finanziano l'associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da tre a otto anni.
Chi partecipa all'associazione è punito con la reclusione da un anno a sei anni.
La pena  è aumentata se il numero degli associati è di dieci o più.
Se l'associazione è armata ovvero se ricorrono le
circostanze previste dalle lettere d) od e) del comma 2 dell'articolo 291-ter, si applica la pena della reclusione da cinque a quindici anni nei casi previsti dal comma 1 del presente articolo, e da quattro a dieci anni nei casi previsti dal comma 2. L'associazione si considera armata quando i partecipanti hanno la disponibilità, per il conseguimento delle finalità dell'associazione, di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito.
Le pene previste dagli articoli 291-bis, 291-ter e dal presente articolo sono diminuite da un terzo alla metà nei confronti dell'imputato che, dissociandosi dagli altri, si adopera per evitare che l'attività delittuosa sia portata ad ulteriori conseguenze anche aiutando concretamente l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nella raccolta di elementi decisivi per la ricostruzione dei fatti e per l'individuazione o la cattura degli autori del reato o per la individuazione di risorse rilevanti per la commissione dei delitti”.
Art. 10
L. 146/2006
Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria
(Art. 377-bis c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote.
Art. 377-bis c.p. - “Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria”.
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, con violenza o minaccia, o con offerta o promessa di denaro o di altra utilità, induce a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci la persona chiamata a rendere davanti alla autorità giudiziaria dichiarazioni utilizzabili in un procedimento penale, quando questa ha la facoltà di non rispondere, è punito con la reclusione da due a sei anni”.
Art. 10
L. 146/2006
Favoreggiamento personale
(Art. 378 c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 500 quote.
 
 
Art. 378 c.p. - “Favoreggiamento personale”.
Chiunque, dopo che fu commesso un delitto per il quale la legge stabilisce [la pena di morte o] l'ergastolo o la reclusione, e fuori dei casi di concorso nel medesimo, aiuta taluno a eludere le investigazioni dell'Autorità, comprese quelle svolte da organi della Corte penale internazionale, o a sottrarsi alle ricerche effettuate dai medesimi soggetti, è punito con la reclusione fino a quattro anni.
Quando il delitto commesso è quello previsto dall'articolo 416 bis, si applica, in ogni caso, la pena della reclusione non inferiore a due anni.
Se si tratta di delitti per i quali la legge stabilisce una pena diversa, ovvero di contravvenzioni, la pena è della multa fino a € 516,00.
Le disposizioni di questo articolo si applicano anche quando la persona aiutata non è imputabile o risulta che non ha commesso il delitto”.
Art. 10
L. 146/2006
Disposizioni contro le immigrazioni clandestine
(Art. 12 comma 3, 3-bis, 3-ter, 5 D.Lgs. 25.7.1998 n. 286)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 200 a 1000 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  • divieto di pubblicizzare beni servizi;
da tre mesi a due anni.
 
Art. 12 D.Lgs. 25.7.1998 n. 286 [comma 3, 3-bis, 3- ter, 5]- “Disposizioni contro le immigrazioni clandestine”
“1. (omissis)
2. (omissis)
3.  Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, in violazione delle disposizioni del presente testo unico, promuove, dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato ovvero compie altri atti diretti a procurarne illegalmente l’ingresso nel territorio dello Stato, ovvero di altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni e con la multa di 15.000 euro per ogni persona nel caso in cui:
a) il fatto riguarda l’ingresso o la permanenza illegale nel territorio dello Stato di cinque o più persone;
b) la persona trasportata è stata esposta a pericolo per la sua vita o per la sua incolumità per procurarne l’ingresso o la permanenza illegale;
c) la persona trasportata è stata sottoposta a trattamento inumano o degradante per procurarne l’ingresso o la permanenza illegale;
d) il fatto è commesso da tre o più persone in concorso tra loro o utilizzando servizi internazionali di trasporto ovvero documenti contraffatti o alterati o comunque illegalmente ottenuti;
e) gli autori del fatto hanno la disponibilità di armi o materie esplodenti

.
3-bis. Se i fatti di cui al comma 3 sono commessi ricorrendo due o più delle ipotesi di cui alle lettere a), b), c), d) ed e) del medesimo comma, la pena ivi prevista è aumentata.
 
3-ter. La pena detentiva è aumentata da un terzo alla metà e si applica la multa di 25.000 euro per ogni persona se i fatti di cui ai commi 1 e 3:
a) sono commessi al fine di reclutare persone da destinare alla prostituzione o comunque allo sfruttamento sessuale o lavorativo ovvero riguardano l’ingresso di minori da impiegare in attività illecite al fine di favorirne lo sfruttamento;
b) sono commessi al fine di trarne profitto, anche indiretto.

.
4.(omissis)
5. Fuori dei casi previsti dai commi precedenti, e salvo che il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarre un ingiusto profitto dalla condizione di illegalità dello straniero o nell'ambito delle attività punite a norma del presente articolo, favorisce la permanenza di questi nel territorio dello Stato in violazione delle norme del presente testo unico, è punito con la reclusione fino a quattro anni e con la multa fino a € 15.493,00”.
 

q.IMPIEGO DI CITTADINI DI PAESI TERZI IL CUI SOGGIORNO E’ IRREGOLARE

                [art. 25-duodecies D.Lgs. 231/2001]                                            
 
NORMA DI
RIFERIMENTO
(del D.Lgs. 231/2001 o di altri corpi normativi)
IL REATO
(O L’ ILLECITO AMMINISTRATIVO)
E LE RELATIVE SANZIONI
LA FATTISPECIE DI REATO
(O DI ILLECITO AMMINISTRATIVO)
Art. 25-duodecies D.Lgs. 231/2001 Disposizioni contro le migrazioni clandestine
(Art. 12 commi 3, 3-bis, 3-ter, D.Lgs. n. 286 del 25.7.1998, cd. Testo Unico sull’Immigrazione - T.U.I.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 400 a 1.000 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito; divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli già concessi; divieto di pubblicizzare beni o servizi.
per un periodo non inferiore a un anno
Art. 12 D.Lgs. 25.7.1998 n. 286 [commi 3, 3-bis, 3-ter] - “Disposizioni contro le migrazioni clandestine”:
[3] Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, in violazione delle disposizioni del presente testo unico, promuove, dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato ovvero compie altri atti diretti a procurarne illegalmente l'ingresso nel territorio dello Stato, ovvero di altro Stato del quale la persona non e' cittadina o non ha titolo di residenza permanente, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni e con la multa di 15.000 euro per ogni persona nel caso in cui: a) il fatto riguarda l'ingresso o la permanenza illegale nel territorio dello Stato di cinque o più persone; b) la persona trasportata è stata esposta a pericolo per la sua vita o per la sua incolumità per procurarne l'ingresso o la permanenza illegale; c) la persona trasportata e' stata sottoposta a trattamento inumano o degradante per procurarne l'ingresso o la permanenza illegale; d) il fatto è commesso da tre o più persone in concorso tra loro o utilizzando servizi internazionali di trasporto ovvero documenti contraffatti o alterati o comunque illegalmente ottenuti; e) gli autori del fatto hanno la disponibilità di armi o materie esplodenti.
[3-bis] Se i fatti di cui al comma 3 sono commessi ricorrendo due o più delle ipotesi di cui alle lettere a), b), c), d) ed e) del medesimo comma, la pena ivi prevista è aumentata.
[3-ter] La pena detentiva è' aumentata da un terzo alla metà e si applica la multa di 25.000 euro per ogni persona se i fatti di cui ai commi 1 e 3: a) sono commessi al fine di reclutare persone da destinare alla prostituzione o comunque allo sfruttamento sessuale o lavorativo ovvero riguardano l'ingresso di minori da impiegare in attività illecite al fine di favorirne lo sfruttamento; b) sono commessi al fine di trame profitto, anche indiretto.”
Art. 25-duodecies D.Lgs. 231/2001 Disposizioni contro le migrazioni clandestine
(Art. 12 comma 5, D.Lgs. n. 286 del 25.7.1998, cd. Testo Unico sull’Immigrazione - T.U.I.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 200 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito; divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli già concessi; divieto di pubblicizzare beni o servizi.
per un periodo non inferiore a un anno
Art. 12 D.Lgs. 25.7.1998 n. 286 [comma 5] - “Disposizioni contro le migrazioni clandestine”:
[5] Fuori dei casi previsti dai commi precedenti, e salvo che il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarre un ingiusto profitto dalla condizione di illegalità dello straniero o nell'ambito delle attività punite a norma del presente articolo, favorisce la permanenza di questi nel territorio dello Stato in violazione delle norme del presente testo unico, è punito con la reclusione fino a quattro anni e con la multa fino a lire trenta milioni. Quando il fatto è commesso in concorso da due o più persone, ovvero riguarda la permanenza di cinque o più persone, la pena è aumentata da un terzo alla metà”
Art. 25-duodecies D.Lgs. 231/2001 Lavoro subordinato a tempo determinato e indeterminato
(Art. 22 comma 12, D.Lgs. n. 286 del 25.7.1998, cd. Testo Unico sull’Immigrazione – T.U.I.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 100 a 200 quote entro il limite di 150.000 euro.
Art. 22 D.Lgs. 25.7.1998 n. 286 [commi 12, 12-bis, 12-quinquies] - “Lavoro subordinato a tempo determinato e indeterminato”:
“Il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno previsto dal presente articolo, ovvero il cui permesso sia scaduto e del quale non sia stato chiesto, nei termini di legge, il rinnovo, revocato o annullato, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa di 5000 euro per ogni lavoratore impiegato.
[12-bis] Le pene per il fatto previsto dal comma 12 sono aumentate da un terzo alla metà:
a) se i lavoratori occupati sono in numero superiore a tre;
b) se i lavoratori occupati sono minori in età non lavorativa;
c) se i lavoratori occupati sono sottoposti alle altre condizioni lavorative di particolare sfruttamento di cui al terzo comma dell'articolo 603-bis del codice penale.
[12-ter] Con la sentenza di condanna il giudice applica la sanzione amministrativa accessoria del pagamento del costo medio di rimpatrio del lavoratore straniero assunto illegalmente.
[12-quater] Nelle ipotesi di particolare sfruttamento lavorativo di cui al comma 12-bis, è rilasciato dal questore, su proposta o con il parere favorevole del procuratore della Repubblica, allo straniero che abbia presentato denuncia e cooperi nel procedimento penale instaurato nei confronti del datore di lavoro, un permesso di soggiorno ai sensi dell'articolo 5, comma 6.
[12-quinquies] Il permesso di soggiorno di cui al comma 12-quater ha la durata di sei mesi e può essere rinnovato per un anno o per il maggior periodo occorrente alla definizione del procedimento penale. Il permesso di soggiorno è revocato in caso di condotta incompatibile con le finalità dello stesso, segnalata dal procuratore della Repubblica o accertata dal questore, ovvero qualora vengano meno le condizioni che ne hanno giustificato il rilascio.”
 

 

r.RAZZISMO E XENOFOBIA

                [art. 25-terdecies D.Lgs. 231/2001]                                              
 
NORMA DI
RIFERIMENTO
(del D.Lgs. 231/2001 o di altri corpi normativi)
IL REATO
(O L’ ILLECITO AMMINISTRATIVO)
E LE RELATIVE SANZIONI
LA FATTISPECIE DI REATO
(O DI ILLECITO AMMINISTRATIVO)
Art. 25-terdecies D.Lgs. 231/2001 Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa
(Art. 604-bis, c. 3-bis c.p.)
 
Sanzione pecuniaria:
  • da 200 a 800 quote.
 
Sanzione interdittiva:
  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito; divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;
  • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli già concessi; divieto di pubblicizzare beni o servizi.
per un periodo non inferiore a un anno
 
 
Se l’ente o una sua unità organizzativa è stabilmente utilizzato allo scopo unico o prevalente di consentire o agevolare la commissione dei delitti indicati, interdizione definitiva dall’esercizio dell’attività ai sensi dell’art. 16, co. 3.
Art. 604-bis c.p. - “Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa”.
[3-bis]. Si applica la pena della reclusione da due a sei anni se la propaganda ovvero l’istigazione e l’incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull'apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, n. 232”.
 
 
 
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